La Riserva Naturale Orientata delle Agoraie: un piccolo paradiso più unico che raro

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Non tutti lo sanno, forse, ma all’interno del Parco Naturale Regionale dell’ Aveto, nel comune di Rezzoaglio, c’è una riserva protetta, istituita nel 1971, che fino a pochi anni fa era chiusa al pubblico e visitabile solo per scopi didattici e scientifici: la Riserva Naturale Orientata delle “Agoraie”.

Da alcuni anni l’Ente Parco dell’ Aveto organizza un numero ristretto di escursioni guidate, in estate, riservate a piccoli gruppi. La visita della Riserva era nella mia lista delle 100 cose da fare nella vita e quest’estate, esattamente l’8 agosto, assieme a mio figlio Davide, finalmente l’ho realizzata.

Ritrovo presso il Lago delle Lame alle 9 del mattino

con la guida naturalistica Enrico, simpatico e molto preparato, che ci rivela il motivo per cui quest’area è così drasticamente tutelata: la riserva, situata nel cuore della foresta demaniale delle Lame, in un esteso bosco di faggi e abeti rossi e neri, presenta caratteristiche climatiche uniche sul territorio ligure.  Nell’ultima glaciazione qui c’era un piccolo ghiacciaio che una volta ritirato ha lasciato avvallamenti nel terreno che sono stati riempiti dall’acqua creando un gruppo di laghetti, tra i quali 4 perenni e 2 stagionali. La presenza quindi, di acque ghiacciate in inverno e sempre molto fresche in estate, il clima rigido, la presenza di “zone umide” e di suoli fangosi, hanno consentito la sopravvivenza di specie tipiche di latitudini settentrionali e di quote ben più elevate di quelle a cui ci troviamo, quasi un piccolo “lembo di Scandinavia” a soli 15 km in linea d’aria dal mare. Incredibile!

Camminando nella foresta, in un’atmosfera ovattata resa ancora più suggestiva da una lieve nebbiolina, saliamo di circa 400 metri di dislivello rispetto al punto di partenza. Lungo la salita incontriamo un laghetto stagionale, asciutto in estate, il Lago delle Asperelle, interessante perché ospita tutte e tre le specie di tritone (piccolo anfibio simile alla salamandra) presenti in Italia. Aguzziamo la vista nel prato ma i tritoni sono ben nascosti, però avvistiamo sul terreno qua e là delle rane minuscole che saltellano simpaticamente da una foglia all’altra.

Dopo un paio di chilometri, abbastanza in piano, arriviamo nella zona recintata e strettamente controllata: due guardie forestali ci attendono all’ingresso per accompagnarci e “sorvegliarci” durante la visita.

 

Da un cancello le guardie forestali ci fanno entrare nella riserva

Prima sensazione: il silenzio assoluto, primordiale. Non si sente alcun rumore, la natura è incontaminata: così forse si doveva sentire l’uomo migliaia di anni fa, sperduto in una natura sovrana e immensa. Seconda sensazione: il freddo! Siamo passati da un clima caldo umido alla sensazione di gelo e sembra assurdo ma questo subito appena varcato il cancello… Camminiamo in questo silenzio, nessuno osa parlare, abbiamo persino paura di fare troppo rumore con i passi sul terreno ricoperto di rami secchi e foglie, come se avessimo timore di portare con la nostra presenza quel mondo caotico e frenetico che si trova oltre il cancello. Terza sensazione: l’assenza della percezione del tempo. Tutto pare immobile, immutato, non si parla più di anni ma di migliaia di anni: il concetto mentale di tempo, qui, perde ogni significato.

Arriviamo nei pressi dei laghetti ed Enrico molto esaurientemente ci spiega tutto.

I quattro laghi perenni sono il Lago degli Abeti, il Lago Riondo, le Agoraie di Mezzo e le Agoraie di Fondo o Stagno grande; i due laghi stagionali sono la Pozza degli Abeti e lo Stagno Piccolo. Il lago più singolare e suggestivo è sicuramente il Lago degli Abeti, profondo 7 metri: deve il suo nome alla presenza, sui suoi fondali, di tronchi di abete bianco che hanno un’età di circa 2600 anni – per intendersi, sono caduti nel lago quando gli antichi Romani attraversavano questi territori! I tronchi non sono fossili bensì perfettamente intatti, come fossero appena stati abbattuti, grazie alla bassissima temperatura dell’acqua ed allo scarso contenuto in sali della stessa. Qui gli abeti che circondano il lago e le sfumature di azzurro e verde dell’acqua cristallina creano un’atmosfera quasi surreale. E poi c’è tutta la fauna del luogo, che comprende la presenza di specie particolari, come la rana alpina, alcune varietà di tritone, la talpa cieca, il germano reale.

Ci spostiamo poi al Lago Agoraie di Mezzo e al Lago Riondo. Questi stagni sono parzialmente interrati ed è qui che si possono fare incredibili incontri botanici con piante tipiche di zone umide e torbiere: piante carnivore come la Drosera rotundifolia o la Pinguicula vulgaris, diversi tipi di sfagni, la carice fosca ma soprattutto la Lycopodiella inundata che è una piccola e rara felce tipica delle aree circumboreali – artiche (per capirsi abbonda in Islanda e la mangiano le renne) e che ha qui la sua unica stazione appenninica.

Infine si visita il Lago Agoraie di Fondo che ormai è un prato umido giunto allo stadio finale di evoluzione dei laghi. Da studi effettuati risulta che questo lago in origine era piuttosto profondo e raggiungeva i 15 metri di profondità.

Tutti i laghetti comunque sono destinati ad interrarsi con il tempo e visitando le Agoraie possiamo vedere i passaggi della transizione dallo stagno, alla torbiera ed infine al prato perché ogni specchio d’acqua è in una fase evolutiva differente.

L’escursione è finita

Usciamo dal cancello e torniamo sulla mulattiera che ci riporterà in circa 40 minuti al Lago delle Lame, dove abbiamo lasciato le auto. Io e Davide scendendo parliamo delle nostre sensazioni: ci sentiamo entrambi arricchiti ed entusiasti dell’esperienza vissuta: è stato un ritorno alle origini, alle nostre radici primitive. Troppo spesso dimentichiamo che i nostri piedi sfiorano la terra non solo per una mera questione legata alla forza di gravità: la nostra appartenenza alla natura, agli alberi, alle piante, è imprescindibile. Esperienze come questa, oltre a darti l’emozione della scoperta di luoghi a noi sconosciuti ma vicinissimi a dove viviamo, ti riportano alla percezione e alla consapevolezza di essere parte integrante della natura, della terra… consapevolezza che stiamo oramai dimenticando.

Spero di avervi incuriosito con questo racconto. Se sì ecco qui i contatti utili, per visite, escursioni ed esperienze nel Parco:

www.unamontagnadiaccoglienza.it

www.parcoaveto.it

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