Canate di Marsiglia, un borgo lungo un racconto

Inserito da

La fama di borgo “fantasma” precede Canate, poco più di un gruppo di casette in pietra a due ore di cammino da San Martino di Struppa, raggiungibile con un sentiero in costa oppure percorrendo la cosiddetta scalinata “dei mille gradini”, una mulattiera ben conservata che richiede gambe allenate e una buone dose di fiato. Stiamo parlando di una piccolissima, suggestiva frazione di Marsiglia nel Comune di Davagna, sulle alture alle spalle di Genova. Certo è che quel “fantasma” solletica la fantasia e muove gli entusiasmi di chi come noi, novello esploratore con pranzo al sacco e zaino in spalla, ha bisogno di stupirsi ancora.

Ci prepariamo all’avventura…

documentandoci con le informazioni necessarie per raggiungere il sentiero e apprendiamo che il primo nucleo di Canate di Marsiglia ha origini antichissime, risalenti secondo alcuni studiosi addirittura al XII secolo e che fino a un secolo fa gli abitanti erano circa 250, che negli anni ’50 poi ancora esisteva una scuola e che a poco a poco anche gli ultimi abitanti, contadini divenuti camalli, hanno inevitabilmente deciso di abbandonare il borgo, quando la vita era ormai diventata troppo veloce e la strada carrabile si era fermata a Marsiglia.

Lasciamo da parte gli oltre mille scalini (ci alleneremo in vista della prossima escursione) e scegliamo il sentiero in costa, che ci condurrà alla scoperta del borgo in poco meno di due ore. L’auto si può comodamente parcheggiare nella piazzetta antistante la chiesa di San Martino di Struppa, o lungo la strada che la raggiunge; se preferite, potete in alternativa prendere l’autobus 470, che termina lì la sua corsa.

Imboccate Salita Gave e poco dopo, quando la strada si biforca, seguite l’indicazione per via superiore Gave. In ogni caso, troverete ben indicata in rosso, all’inizio e lungo tutto il percorso, la segnaletica della sentieristica. Se vedete una vecchia cinquecento ormai quasi interamente ricoperta dall’edera, allora siete sulla strada giusta.

 

sdr_HDRB

Tutta la prima parte del sentiero è piuttosto pianeggiante, aperta, con una vista sulle colline circostanti che incanta fin da subito. Se decidete come nel nostro caso di percorrerlo in primavera primule, violette, margherite e ogni altra sorta di fiori e piante aromatiche profumate accompagnerà il vostro cammino, costringendovi a qualche sosta e rallentando piacevolmente la marcia; già dopo una quindicina di minuti il primo dei molti punti panoramici sarà lo sfondo perfetto per una foto, già pienamente immersi nella natura selvaggia. La vegetazione è fitta e al sentiero assolato si alternano spiazzi erbosi, sorgenti e piccole cascate dove rinfrescarsi prima di proseguire; quando vi imbatterete nella prima casa semidiroccata, con un grande albero che cresce all’interno, saprete di essere circa a metà del percorso. Proseguendo all’interno del castagneto troverete alcuni punti in cui prestare un pochino in più di attenzione, passaggi un po’ stretti e scoscesi, ma comunque affrontabili anche dai meno esperti (vedi la sottoscritta). Finalmente, scorgerete l’antico borgo in lontananza, poche case in pietra raccolte sul versante della collina, e a monte i muretti a secco che delimitano ordinati terrazzamenti.

 

 oznor

Già le prime case testimoniano…

che la definizione di borgo fantasma, per quanto evocativa, non è davvero la più calzante. Panni stesi, capre, galline e due gatte sono il nostro personale comitato di benvenuto. Di lì a poco, sulla soglia di un’abitazione veniamo accolti da Francesco, non chiamatelo signor Francesco, ci tiene a ribadirlo, solo Francesco. Ci fa entrare in casa sua e ci offre un caffè e uno speciale infuso di foglie di menta fresca, che lui chiama thè. Ricambiamo con la focaccia che arriva da Genova e ci mettiamo a chiacchierare, ci racconta di come viva lì da ormai sedici anni, mangiando le uova, la frutta, coltivando un piccolo orto. Noi siamo stupiti e curiosi, in realtà lui non fa altro che minimizzare, dicendo di non aver bisogno di molto altro. Ci racconta di un altro abitante di Canate che è mancato qualche anno fa e le cui ceneri sono lì, nella “piazza” del paese che guarda il mare lontano. Ci perdiamo tra le parole e nel frattempo osservo la sua casa, un tavolo di legno, poche cose, libri impilati e un magnifico ronfò decorato con maioliche bianche e azzurre, attorno al quale immagino che tante altre storie saranno state raccontate. Ci interrompono altri camminatori della domenica che portano a Francesco caffè, pane, e qualche altro genere di conforto. Ci congediamo e proseguiamo nell’esplorazione del paese.

È tutto un susseguirsi di porte sbilenche, muri in parte franati, piante rampicanti che prepotentemente invadono le finestre, oggetti della vita quotidiana sparsi e anneriti.  Qualche botte testimonia di come nel passato la coltivazione della vite dovesse essere con tutta probabilità elemento dominante della vita contadina del paese. Ma anche ringhiere in ferro battuto decorate e pareti ormai scolorite, ma che ancora si scorgono riccamente dipinte e che ci fanno pensare a un passato glorioso. I vecchi lampioni ora inutilizzati ci ricordano di come il progresso avesse sfiorato appena Canate, per poi arrestarsi con la mancata costruzione della strada carrabile.

Per certi versi l’aria è un po’ sinistra, ma altri panni stesi al sole ci fanno intuire che ci siano altre persone in quelle case, circondate da prati fioriti, con una vista incantevole sulle vallate circostanti.

Non vogliamo svelarvi troppo, altrimenti che avventura sarebbe. Andate a Canate e prendetevi la vostra parte di storia da raccontare.

Io rientro a casa con il profumo del “thè” alla menta nelle narici, i racconti, i panorami mozzafiato negli occhi. Tornerò.

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>