L’attesa è finita. E’ l’ora dell’accensione.

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Avevo visto una foto di una collina sul mare. Non c’era Instagram e la foto non giocava con luci o filtri. Ma più la foto era reale più mi sembrava straordinaria. C’era un corteo luminoso di angeli, pastori, caprette e Re Magi che abitava la collina di Manarola. E in cima a toccare il cielo, dove il panorama è da commuoversi una Croce illuminata a proteggere la Natività. Il mare tutt’intorno, presente e silenzioso. Leggo la didascalia: il presepe di Manarola.

Da quel momento per me in Liguria esiste un’opera di fede e di cultura, unica al mondo. Avevo il desiderio preciso di vederlo e di assistere al momento dell’accensione.

8 dicembre. L’attesa è finita. Il mio desiderio si sta per realizzare.

Arriviamo Manarola in giornata e con i compagni fotografi e blogger cerchiamo da subito la posizione migliore per assistere all’accensione.  Ci si conosce, con qualcuno siamo anche amici. Ma c’è sempre una piccola sorta di competizione tra fotografi nel cercare il punto migliore. E quindi ad un certo punto non trovi più nessuno.

Il momento perfetto per guardarsi intorno e sentire che stiamo vivendo uno spettacolo che va oltre alla bellezza, oltre alla fede.

Le viuzze del centro si popolano di famiglie, backpackers, coppie di giovani e anziani romantici e appassionati all’evento. E così nel pomeriggio siamo in tantissimi lungo i sentieri tra i terrazzamenti, gli orti e i vigneti del celebre Sciacchetrà, tra il mare e la roccia, a prendersi il calore tiepido del sole di dicembre. Tutti insieme ad aspettare.

Manarola è già un presepe tutto l’anno. Soprattutto se la guardi dalla collina a est, puoi vedere tutte le casette affastellate e le finestre aperte dove una vecchina si affaccia curiosa, una vecchia bicicletta su un balconcino. Una luce che illumina un soggiorno. La chiesa con la piazzetta dove si vendono caldarroste.

Da presepe vivente si trasforma nel presepe di Mario Andreoli. Conosciuto in tutto il mondo. Tutto nacque da una promessa fatta al papà, ovvero quella di ripristinare una croce che sorgeva sulla cima del loro terreno, da lì l’idea di illuminarla con una batteria per auto. L’effetto notturno era meraviglioso, visibile sia dal paese che dal mare. Nel corso degli anni, utilizzando materiale di riciclo, i personaggi sono diventati circa 250 e l’effetto che creano è sotto gli occhi di tutti. Sotto i miei in questo momento.

Ci siamo appostati, i miei compagni di viaggio sono tutti in posizione, alcune davvero ambiziose. E’ l’ora del tramonto. Siamo sulla collina di est, quella da dove la Collina delle Tre Croci diventa il palcoscenico del teatro. I ragazzi vicino a me hanno portato viveri, giacche da freddo vero e torce. Qui c’è dell’esperienza.  Scherzano come in gita, poi un signore attira la mia attenzione perché fa la telecronaca di quello che sta per succedere. Sarà alla sua ventesima edizione.

Io amo i riti collettivi, quando ormai il confine tra religione e fede si perde con la cultura popolare e nasce una tradizione vera sentita da tutta la comunità.

Il sole è calato sul mare. Anche il cronista diventa silenzioso. Un piccolo puntino di luce si muove lungo la strada che porta alle Tre Croci. In pochi istanti ho davanti la lunga processione delle fiaccole. La banda suona l’Alleluja di Cohen. Quando la serpentina ha avvolto la collina di luci, il cielo è buio. Certo che la Natura è un tecnico delle luci potente.

I Fuochi d’artificio infiammano la collina e il presepe incomincia ad accendersi, dal basso, poi a salire. Cresce l’attesa, come un piacere. La Natività si illumina. Senti il boato della gente. Non mi rendo conto che ci sono migliaia di flash, smartphone puntati, minuscole finestre che stanno portando questa magia nel mondo. Invece per noi la magia è davanti agli occhi.

E’ a noi che è dedicata, noi che abitiamo queste terre, noi che veniamo da lontano ma che qui ci sentiamo a casa. E’ per noi.

 

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