Il Corteo Storico di Taggia

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A gran parte di noi sarà capitato di dover studiare la guerra dei 30 anni e quasi tutti avremo pensato “Belin! (noi liguri, gli altri “Perdinci!) Che barba!”.  E i nostri occhi avranno iniziato a inseguire il volo degli uccelli fuori della finestra o a fantasticare su vacanze, amori, universi.

Poi, alcuni fortunati, ad un certo punto della vita, incappano in una specie di macchina del tempo e allora tutte quelle storie di battaglia, pestilenza, nobili, intrighi e poveretti diventano vere e vive. Proprio tu sei la nobildonna, lui la guardia, loro il popolo. Lotti, ridi, piangi e fai festa. Insomma, una figata pazzesca.

Ora vi dico il dove il quando e pure il perchè. Ascoltate…

Il dove è Taggia, oggi sonnacchioso borgo di fondovalle, poco appariscente, ma con un centro storico austero e ricchissimo di palazzi patrizi e chiese che tradiscono un passato importante. Uno dei conventi, quello dei frati domenicani, zeppo di opere d’arte e opera d’arte esso stesso, rivela la ricchezza ed i fasti della città. Un castello in cima al colle che per secoli ha offerto protezione dal nemico, è stato recentemente restaurato e adibito a spazio teatrale, con una scelta che apparirà presto molto sensata.

A questo punto devo somministrarvi una dose omeopatica di storia, per inquadrare la situazione.

Nel 1625 lungo la Valle Argentina infuriavano i sanguinosi combattimenti della Guerra dei 30 Anni tra il Ducato dei Savoia e la Repubblica di Genova, per la conquista di postazioni strategiche. Il Consiglio degli Anziani e il Parlamento di Taggia, espressero un voto: se Taggia fosse stata risparmiata, avrebbero costruito un Oratorio in onore del Santo patrono Benedetto Revelli. Il 12 febbraio di ogni anno e in perpetuo, si sarebbero solennemente recati in processione all’Oratorio. Quando Taggia si arrese ai Sabaudi, per evidente inferiorità numerica, questi si mostrarono clementi e la popolazione fu salva. Nacque così la “Festa dei Fuochi”, i famosi “Furgari”, con accensione di falò in tutte le piazze, corollario popolare alla cerimonia sacra.

Poiché a Taggia le cose si fanno sul serio, esiste anche una leggenda che fa risalire le origini della “Festa dei Fuochi” proprio allo scampato pericolo di incursioni saracene che, a quei tempi, erano abbastanza frequenti nel mar ligure.  Pare che il suggerimento del Santo di accendere dei grossi fuochi in ogni piazza del paese sia stato decisivo nel convincere i pirati che la città era già stata saccheggiata e quindi a cercare altre prede.

Eccoci tornati finalmente a bomba: una quarantina di anni fa si sono aggiunte le ambientazioni e il corteo storico. I nove rioni del borgo (Orso, Pantano, Paraxio, Piazza Nuova, Pozzo, San Dalmazzo, San Sebastiano, Santa Lucia, Trinità) coordinati dal Comitato di San Benedetto,  organizzano due giornate di rievocazione degli avvenimenti del 1625: la battaglia, le scene di vita seicentesca, il corteo storico.

Mi vergogno un po’ ad ammettere di esserci andata per la prima volta solo qualche anno fa.

Una domenica mattina, che è sempre quella, l’ultima domenica di febbraio, con l’aria frizzantina e il cielo azzurro trasparente dell’inverno. L’effetto è stato devastante. La macchina del tempo è entrata in funzione e sbam! eccomi catapultata all’indietro di 400 anni. Ogni riferimento all’attualità è scomparso: insegne, segnali stradali, segnaletica orizzontale, rumori di motori, via tutto. Vedo gonfaloni, vessilli, antiche pietre; cammino su un tappeto di paglia, il fumo dei fuochi di legna mi solletica le narici e il suono delle campane si mescola ai belati delle capre e allo scalpitio degli zoccoli dei cavalli sul selciato. Entro in una piazzetta e vengo coinvolta all’istante in un furto di sacre reliquie che culmina con il patibolo per il ladro, sotto un palazzo storico mi sganascio con la commedia degli errori di un gruppo di teatranti, antichi portici fanno da sfondo alla rappresentazione della morte nel ‘600. Storie di inquisizione e stregoneria, le devastazioni della peste, vicende comico-amorose o matrimoni nobiliari.

Non me ne perdo una, piango e rido, vengo pigiata dalla folla e scatto mille foto. Le scenette sono brevi, una quindicina di minuti ciascuna e negli intervalli si parla e si scherza con gli attori. Che poi non sono veri attori professionisti, ma volontari e appassionati che passano le lunghe sere d’inverno a studiare e provare. Anzi, ogni tanto riconosco, con molta fatica per via della trasformazione, qualche amico.

E proprio parlando con uno di questi amici, vengo coinvolta. Perché non provare?

Avrei avuto un ruolo da comparsa nell’ambientazione e avrei sfilato nel corteo storico. Già, l’idea di vestire i sontuosi abiti dei nobili di quell’epoca mi attrae. I velluti preziosi, i pizzi e i ricami, le sottogonne, insomma abiti sfarzosi che non possono non attrarre una che da bimba non ha mai indossato un costume da damina (vi sembra umano? Nessuna meraviglia che sia cresciuta un po’ strana)

Insomma, sono entrata nel cuore del meccanismo della macchina del tempo. Ho iniziato a passare le sere d’inverno in un locale ben illuminato, ma non riscaldato, a provare la rappresentazione, da mettere in scena in una domenica di febbraio (freddina). Il calore l’ho trovato nell’amicizia spontanea, nelle risate e nell’accoglienza. Diciamo che sono stata un buon esempio di integrazione. Ora mi sento di Taggia anzi, mi sento del mio rione. Non ci importa se alla fine del corteo storico abbiamo vinto coppe, premi o menzioni speciali (e a volte le vinciamo pure…) Il nostro premio è sentire l’apprezzamento del pubblico, divertirci come matti quando siamo insieme ed impegnarci a fondo per ottenere tutto questo.

Non vi dico che rione siamo. Venite a Taggia e provate ad individuarci. Non mi stancherò mai di ripeterlo a tutti: le celebrazioni di San Benedetto sono uno sballo.

www.sanbenedettotaggia.it

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