Arte vista mare a Cipressa

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Può darsi che non tutti siano attratti dall’arte moderna, molti la pensano come Giovanni in “Tre Uomini e Una Gamba” –  Ma scultore che cosa? Ma guarda che il mio falegname con trentamila lire la fa meglio –

Ebbene, ho speso le due ultime domeniche immergendomi nell’arte e passeggiando al sole. Poter godere di due cose così belle contemporaneamente non è cosa da poco. Ma da noi nella Liguria di Ponente si può, eccome se si può!

La prima domenica ho visitato Villa Biener a Cipressa. Villa Biener è l’abitazione galleria di due artisti: Judit Török e Carlo Maglitto. E’ una bella casa, in alto, sulle pendici di quel colle di Cipressa che i ciclisti conoscono tanto bene. La villa è circondata da un parco che è tutto un saliscendi di “fasce” con alberi d’ulivo, da frutto ed opere d’arte. Il nome che hanno scelto “Parco Museo Culture Migranti” ha profonde radici nella storia artistica e personale di Judit.

Alla morte dei genitori lasciò la collezione in Ungheria e acquistò la villa. L’ imponente ristrutturazione dell’edificio e del terreno durò tre anni e impegnò Judit, il suo compagno, professionisti e un gruppetto di avventurosi volontari.

La villa e il parco sono rinati, i muretti a secco sono stati rifatti, gli antichi ulivi vegliano sulla casa dalla quale si gode un panorama mozzafiato sul mare e sulla costa a ponente. Il parco, gli esterni della casa e la galleria al piano basso ospitano una grande quantità di opere d’arte realizzate da artisti internazionali. La galleria ospita esposizioni e personali.

I mosaici sono stati ideati per tenere a bada, in qualche modo, l’esuberanza della natura. La Grande Madre è scultura e mosaico vivente e vivibile, soprattutto per i bambini, che possono entrare nella testa, coricarsi sulla pancia e fantasticare sui colori, vetri e specchi dei singoli componenti. Il Sentiero delle Mura, che serpeggia nel verde intorno alla casa, le panche. Quella blu affacciata sul mare, quella verde immersa nel verde digradante del giardino. Il muro di sostegno della terrazza superiore “Le parole sono pietre”, uno sgargiante murale in maiolica colorata dove si possono riconoscere le parole importanti della vita di Judit.

Una cosa è certa anche la natura ha realizzato il suo capolavoro con la pace, il panorama, la luce, i profumi della macchia mediterranea di questi luoghi…

Già che si è in zona, un giretto a Cipressa è di rigore.

Non è borgo dell’entroterra in senso stretto, ma neppure borgo di mare. A circa 250 m di altitudine si affaccia sul mediterraneo con una vista da levare il fiato. Cipressa poi, ha anche una frazione, un po’ più in su, un vero e proprio balcone sul mare, che è Lingueglietta, tanto bella che fa parte dell’associazione I Borghi più belli d’Italia.

Un classico borgo medievale ligure con le rovine del castello, la chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di Maria Vergine (che nell’ultimo altare laterale di sinistra custodisce le spoglie mortali di San Clemente), i tipici caruggi e, più in basso, la chiesa fortezza di San Pietro, unico esempio in Liguria di chiesa trasformata in fortezza durante le scorrerie barbaresche del XVI secolo. Sotto un arco, nel centro del paese, si vedono ancora oggi le “misure” in pietra, che venivano usate per gli alimenti: grano, olive, olio e vino. Poco distante la piazzetta, che sembra un poggiolo, dove il famoso compositore di Imperia Luciano Berio, che qui aveva una casa, amava sedersi a riflettere e comporre.

Bello, bellissimo, ma l’arte moderna dove sta?

Un po’ più in là, circa un km e mezzo, seguendo una stradina dolcemente ondulata in mezzo ad alberi e fasce di ulivi oppure tuffandosi giù per il fondovalle lungo la “strada della memoria”, sentiero recentemente restaurato, per poi risalire verso il Parco delle Sculture dell’artista tedesca Carin Grudda, che, vista Lingueglietta ed i suoi dintorni, l’ha scelta come buen retiro per vivere e lavorare.

Mentre guidavo per la stradina dell’esatta larghezza della mia auto (mea culpa, avevo poco tempo, la passeggiata è di gran lunga preferibile) scortata dagli alberi d’ulivo pensavo che doveva essere un bel posto, questo parco, ma in fondo, un bel posto simile a tanti altri. C’è pieno di bei posti in Liguria, lo so bene. Ecco, questo è più bello. Intanto le classiche terrazze si allargano, tanto da poter quasi essere chiamate prati.

A livello con la villa, tra gli ulivi e con vista sul mare, la fusione in bronzo di una porta a due ante, di quelle che vediamo nei paesi, socchiusa. Questa porta è la spiegazione visiva del nome del giardino: “Tra i Mondi”. Mentre la si attraversa, non si è più di qua e non ancora di là…

Porta tra i mondi

Una volta entrati lo sguardo spazia dalle grandi opere come “Il Grande Re”, “La Grande Donna” ai piccoli dettagli che si trovano un po’ ovunque, negli stagni e tra le piante; il grande laboratorio, la piccola galleria. Alcune delle opere vi sembreranno famigliari, perché sono state esposte sulle piazze dei paesi vicini, ad esempio il “Gatto Blu”, che si è fatto ammirare sul lungomare di Arma di Taggia.

Non aggiungo altro, bisogna andarci.

Non è solo per il paesaggio, il panorama, l’arte. E’ poter conoscere persone meravigliose che hanno realizzato il proprio sogno lavorando senza sosta. Persone che ci hanno creduto e ci credono ancora e hanno reso ancora più bella una terra meravigliosa.

 

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