Un autentico “Sea Safari” alla ricerca dei cetacei nel Mar Ligure

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Da qualche mese avevo sentito parlare di un nuovo modo di osservare i cetacei in mare, con una imbarcazione bassa e veloce per raggiungere in breve tempo le zone di maggior profondità del Mar Ligure, dove è più facile incontrare queste specie marine, e per osservarli a pelo d’acqua.

Così, dopo essermi informato ed aver prenotato per tempo, mi sono presentato mercoledì in perfetto orario alla banchina del porto turistico Marina di Loano presso il punto di incontro e di partenza del “whale watching” . Mi sento di suggerire la prenotazione perché alcuni signori, giunti sul momento non hanno trovato posto ed hanno dovuto rinviare al giorno successivo.

Abbiamo formato un gruppetto assortito di 24 persone fra italiani, francesi ed inglesi, sia adulti che ragazzi  e ci ha accolto Serena Siri, biologa marina e guida ambientale ed escursionistica patentata per introdurci alla navigazione verso il mare aperto.

Il Santuario Internazionale dei Cetacei

In una saletta attrezzata abbiamo seguito la  presentazione del Santuario Internazionale dei Cetacei “Pelagos” riconosciuto dal 1991 come area marina internazionale protetta con un accordo firmato da Italia, Francia e Principato di Monaco.

Con l’aiuto di foto e filmati Serena ci ha spiegato con chiarezza, in italiano e in inglese, che in questa parte del Mediterraneo vivono e si riproducono 8 specie di cetacei e precisamente:  il capodoglio, che raggiunge dimensioni comprese fra i 10 e i 18 metri e può arrivare a pesare anche 50 tonnellate, la balenottera comune (quella che noi chiamiamo balena) che dopo la balenottera azzurra è l’animale più grande esistente sulla terra,  la stenella striata e il delfino comune entrambi appartenenti alla famiglia dei delfinidi e maggiormente diffusi nel nostro mare.  Accanto a questi quattro esemplari  che sono i più conosciuti e famosi coesistono anche il tursiope, lo zifio, il globicefalo e il grampo, quest’ultimo particolare per via delle graffiature bianche che contraddistinguono gli esemplari più vecchi.

L’uso di piccole imbarcazioni con gruppi di pochi passeggeri e un equipaggio ridotto (skipper + guida ambientale) è la soluzione che consente più velocità negli spostamenti e riduce l’impatto ambientale sull’ecosistema marino ed è già in uso in molti stati stranieri. Il team di SeaSafari è stato il primo ad introdurlo in Italia e nel Mar Mediterrano.

Dopo il briefing durato circa mezz’ora ci siamo recati sulla banchina antistante gli uffici e ci siamo imbarcati sul “Morgan”. E’  un gommone a fondo rigido della lunghezza di 10 metri, spinto da due motori fuoribordo da 250 cavalli ciascuno con tre file parallele di sedili particolari su cui siamo saliti a cavalcioni, un po’ stile cow-boy, con la raccomandazione di tenersi ben aggrappati alla maniglia d’acciaio posta di fronte ad ogni sedile.

Lo skipper Enzo, dopo averci accolti a bordo,  ha condotto con delicatezza il battello all’imbocco del porto di Loano e appena usciti dalla diga foranea ha girato la prua verso il mare aperto, girando le spalle alla costa. In questo caso il termine giusto è stato proprio  “cavalcare le onde”, visto che viaggiavamo ad oltre 25 nodi di velocità sul mare leggermente increspato mentre il profilo della Riviera dietro di noi si rimpiccioliva man mano che ci allontanavamo da terra.

Una volta presa confidenza con la velocità e con i sobbalzi delle onde, senza spostarsi dal proprio posto  è stato poi possibile conversare con i vicini, scattare foto e gustarsi la sensazione di essere davvero soli “in mezzo al mare” .

Dopo circa un’ora di navigazione, giunti oltre le 9 miglia nautiche dalla costa, lo skipper ha messo i motori al minimo ed è iniziata una prima attenta fase di ricerca a vista dei cetacei.  Sulla prua Serena, la nostra guida, con l’aiuto di un potente binocolo munito di telemetria osservava tutto intorno per scorgere ogni minimo cenno di “soffio” o di emersione.

 

L’attesa per l’emozione dell’avvistamento

Eravamo posizionati su una fossa di circa 1000 metri di profondità e l’abbiamo perlustrata a lungo.  Ad un tratto abbiamo avvistato qualcosa che in lontananza emergeva, ma una volta giunti a portata di vista ci siamo resi conto che erano palloncini sgonfi che galleggiavano sulle acque. La nostra guida e lo skipper hanno provveduto prontamente a tirarli a bordo per rimuovere questi inquinanti dal mare. Le tartarughe marine infatti talvolta, scambiandoli per meduse,  inghiottono  i sacchetti di plastica che galleggiano sulla superficie, con gli effetti negativi del caso e spesso  con la morte dell’esemplare.

Una leggera brezza marina favoriva lo stare al sole, anche se vista la durata dell’escursione viene suggerito a tutti di salire a bordo muniti di cappellino e bottiglietta d’acqua e per chi ha la pelle sensibile una crema solare protettiva. Ma di cetacei neppure l’ombra.

Così, dopo un rapido consulto fra la guida e lo skipper abbiamo ripreso la rotta verso il mare aperto, alla ricerca di una zona con maggiore profondità e anche probabilità.

Via! Motori su di giri e di nuovo un bel tratto di navigazione sino ad oltre 12 miglia dalla costa su una quota batimetrica (e lasciatemi usare il termine tecnico visto che dopo due ore eravamo tutti lupi di mare) di 1400 metri di profondità. Solo il frusciare delle onde e il ronzio dei motori a basso regime e tutti che guardavamo a destra e a sinistra in cerca di un segno o di un movimento diverso in mezzo alle onde.

Un amico pescatore mi diceva “…a volte butti 100 lenze  e le tiri su tutte vuote… a volte esci e butti tanto per passare il tempo e prendi un pesce inatteso o più grosso del solito” e così aspettando mentre i minuti passavano e non si vedeva nulla pensavo che non eravamo all’Acquario di Genova dove i delfini stanno lì nella vasca gigante ad aspettarti, però mi chiedevo …ci saranno davvero ?

A questo punto la nostra guida, vista l’ora e tenuto conto dei tempi di navigazione  ci ha messo di fronte due alternative possibili:  quella di rientrare con una sosta nei pressi dell’Isola Gallinara per un bagno oppure quella di tentare di spingersi ancora piu al largo, in una zona di maggior profondità in cerca di altre possibilità di incontro.

La risposta del gruppo si può riassumere nella frase “visto che siamo in ballo… allora balliamo” e così di nuovo gas ai motori e prua diretta verso il largo, tanto che una signora, digiuna di geografia e distanze marine, immaginava che da lì a poco avremmo intravisto la Corsica..(non scherzo) e così arriviamo oltre le 15 miglia nautiche, su una fossa di circa 1700 metri di profondità.

 

Eccoli eccoli laggiù!

La costa non si vede piu’ da un pezzo e adesso non ci resta che aspettare…finchè qualcuno grida “laggiù ! ho visto qualcosa..!”. E stavolta non è un palloncino…

E’ un gruppo di stenelle, della specie dei delfini che iniziano a seguire il nostro battello e che saltellano sulle onde, prima a distanza ravvicinata, poi piu’ lontano, poi ancora seguendo la scia che lo skipper Enzo crea facendo evoluzioni sulle onde.

Sono eleganti nel loro saltare in coppia, con evoluzioni velocissime e sincronizzate, affiorano e scompaiono, riaffiorano e si nascondono.

Per me già è difficile scattare foto in condizioni normali, e vi assicuro che farle su una barca in movimento per cogliere l’attimo in cui saltano fuori si è rivelato proibitivo. Le foto ( belle) dei delfini che vedete in questo post sono state scattate da Serena Siri dalla prua del gommone durante questa escursione. La bravura e i copyright sono tutti i suoi.

L’arrivo del branco di stenelle ha cambiato di colpo l’assetto della giornata, ossia la traversata è valsa la pena dell’incontro, diretto, ravvicinato, odoroso di mare e di salino, non mediato da nessuno, che ognuno di noi ha vissuto come una personale emozione e sensazione.

Da lì, dopo aver indugiato ancora per qualche minuto in quel tratto di mare è iniziato il rientro verso il porto di Loano,  a velocità meno sostenuta e ancora con lo sguardo intento a cercare fra le onde se vi fosse stato qualche cetaceo “ritardatario”…

Alle 14:00 in punto siamo sbarcati a terra, rosolati e cotti al punto giusto da oltre quattro ore al sole di questa esperienza di turismo più consapevole, direi anche a basso impatto ambientale e comunque più avventuroso (e anche più impegnativo) rispetto alla convenzionale gita in battello.

Se volete provare l’esperienza trovate maggiori informazioni sul sito www.seasafari.it  o anche alla pagina www.escursioniliguria.com

Io lo rifarei…anche domani.

 

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