A spasso fra i caruggi dell’entroterra savonese

Inserito da

Inizio autunno: il momento giusto per un viaggetto alle spalle della costa, per godersi un weekend in famiglia in Liguria. Visitiamo i caruggi dell’entroterra savonese, io non sono mai stata da queste parti, quindi accetto con piacere il consiglio di un’amica. Partiamo in macchina da Genova, uscita autostradale di Albenga, si prosegue per Castelbianco. Abbiamo prenotato al b&b Rossociliegia; Alessandra è gentile e disponibile, abituata ad accogliere anche famiglie con bambini (oltre agli appassionati di freeclimbing che qui arrivano spesso); il b&b è pulito e bello, arredato con gusto, in un posto tranquillo.

Zuccarello: un po’ di medioevo oggi.

Visitiamo prima di tutto Zuccarello. Parcheggiamo proprio di fronte all’antica porta del borgo, dove c’è la torre del XV sec. con la statua di Ilaria del Carretto. Stiamo entrando infatti nel Marchesato dei Del Carretto, come ci ricorda una delle numerose bandiere che sventolano dai muri delle case. I bambini sono contenti di scendere dalla macchina e armati di macchina fotografica iniziano a divertirsi scattando foto di qua e di là. La via centrale è costeggiata da portici antichi e muri color pastello, con belle piante ornamentali, botti in legno, molto curato … è uno dei Borghi più belli d’Italia. Capiamo subito che questa visita ci piacerà. Mamma e papà si concedono un buon caffè, mentre i bambini gradiscono “un tocco di focaccia” e un succo di frutta.

Bello il carrugio principale con le case colorate dall’aspetto ancora medievale, ma belli anche i vicoli che partono dal carrugio, quelli dove si scopre la vera essenza del borgo. Facciamo le foto ai gatti, ai bambini arrampicati sulle scale, ai fiori che spuntano dai vasi sulle finestre, questo borgo ci conquista! All’improvviso ecco che spunta in fondo al vicolo il ponte romanico sul fiume Neva, uno dei punti più caratteristici e più conosciuti di Zuccarello, in pietra antica; sinuoso e leggero alla vista, davvero caratteristico. Torniamo indietro e riprendiamo il caruggio principale, arriviamo in fondo  dove si trova l’altra porta della città, la porta soprana. Mi accorgo che da qui alzando gli occhi verso i monti si vede Castelvecchio di Rocca Barbena, lassù in alto. Scatto una foto e la invio al caro amico Giampy, che abita proprio lì. Gli scrivo “ma lo sai che da qui si vede casa tua?” Mi risponde subito e ci invita a salire.

Castelvecchio di Rocca Barbena: da visitare!

E noi saliamo lungo la Strada Provinciale, curva dopo curva, e arriviamo a Castelvecchio di Rocca Barbena, proprio di fronte all’antico castello in cima al paese. Il cartello all’ingresso del paese ci ricorda che è uno dei Paesi Bandiera Arancione del Touring Club Italiano ed è anche uno dei Borghi più Belli d’Italia. Parcheggiamo e imbocchiamo la strada pedonale che scende fra le case e arriva nella Piazza della Torre. Qui regna pace e tranquillità. Notiamo subito ampie finestre ad arco nelle case, antichi vicoli in pietra, con scale, archivolti, lanterne: è un borgo vissuto, qui le persone si conoscono da una vita, giovani e meno giovani, c’è armonia. Camminiamo tra i vicoli con il naso all’insù.

È un borgo arroccato, sormontato dal grande castello. Chiedo “Ma perché le case hanno i terrazzi sui tetti?”  La risposta:  “Per godersi le serate estive in compagnia.” Parlando con gli abitanti scopro che qui numerosi nordeuropei hanno ristrutturato le case e si riuniscono qui soprattutto d’estate: di giorno al mare e la sera in terrazza  a godersi il fresco, in compagnia di amici e parenti, sorseggiando buoni vini locali. Mica male, nhé? Andiamo alla scoperta degli angoli più caratteristici, Giampy ci accompagna e ci racconta tante cose, i caruggi sono davvero tanti e uno più bello dell’altro.

Colletta di Castelbianco: l’albergo diffuso con le porte colorate

Il giorno dopo visitiamo Colletta, una frazione di Castelbianco. Anche questo è un borgo di origine medievale e anche questo è uno dei borghi più Belli d’Italia. Molti lo conoscono come il borgo telematico. Il paese era stato distrutto da un terremoto ed è stato ristrutturato alla fine del secolo scorso, diventando un albergo diffuso. Le case e le strade sono in pietra antica, gli interni in stile moderno, dotati di comfort e tecnologia. Ecco devo dire che questo posto mi sorprende. Qui i nomi dei caruggi sono in genovese e i carruggi stessi sono tipicamente liguri, eppure qui c’è qualcosa di diverso. Qui regna il silenzio, noi arriviamo e portiamo la nostra allegria, inutile dire ai bambini di abbassare la voce e di non correre. Qui le porte di ingresso delle case hanno tutte un colore diverso ma le finestre sono azzurre, con un riquadro bianco tutto intorno.

Ecco cosa c’è di diverso: qui sono quasi tutti stranieri ! All’ingresso del borgo c’è un ufficio dove ci accoglie una signora dall’accento inglese che ci spiega in cosa consiste l’albergo diffuso: è come un grande condominio, dove chi vuole può mettere in affitto la propria casa per gli ospiti, prevalentemente stranieri, soprattutto del Nord Europa; le case sono tutte ristrutturate e molto accoglienti, dotate di tutti i comfort. C’è anche una piscina per gli ospiti. Il tempo di fotografare e fare i giro del paese e risaliamo in macchina, direzione Balestrino. Ma qui non ci fermiamo, passando in macchina vediamo solo i ruderi del vecchio paese e il castello: la nostra meta è Toirano.

Toirano e i suoi caruggi

Passiamo dai monti per arrivare a Toirano. Anche questo è un paese Bandiera Arancione. È il paese dei gumbi (i frantoi) e delle famose grotte. Arriviamo a destinazione ed entriamo nel borgo passando davanti ai resti della Porta di Borghetto, del XIII secolo, dal lato della Chiesa parrocchiale di San Martino, passiamo davanti alla torre campanaria, anche lei di età medievale, e ci tuffiamo nel dedalo di vicoli, sempre col naso all’insù e con la macchina fotografica in mano. Passiamo davanti al Palazzo Vescovile (del XIV secolo) e scattiamo tante foto alle facciate affrescate. Un mix di vicoli antichi, c’è tanta vita qui, quella discreta e tipica dei nostri borghi, attraversiamo i caruggi del Torracco, la maggior parte sono ristrutturati con colori vivaci tipicamente liguri.

Passiamo davanti al Museo Etnografico della Val Varatella, proseguiamo il cammino e arriviamo alla piazza della Libertà, da qui proseguiamo ed imbocchiamo quello che secondo me è forse il più bello fra tutti i vicoli: Via Torracco, si trova sotto le volte, pochi elementi intorno: l’immancabile gatto acciambellato sulle scale, le piante con i fiorellini colorati, una fontanella, una ruota in legno di un antico carro appoggiata ad un muro … basta poco per creare atmosfera. Anche qui c’è aria di Liguria, aria di casa!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>