La mia Sanremo: il mondo in un guscio di noce

Inserito da

Sanremo è la mia città. Ci sono nata, cresciuta, ci vivo. Come capita spesso con  i luoghi molto famigliari, raccontarli o descriverli è davvero complicato; diventano quasi invisibili agli occhi perché sono divenuti parte di te, un’estensione del tuo corpo,  qualcosa di automatico e involontario come respirare.

Perciò quando mi chiedono di descrivere Sanremo, sulle prime rimango un po’ imbambolata, poi, a poco a poco, vengono a galla soprattutto sensazioni: il calore del sole sulla pelle, le brezze che mi scompigliano i capelli, l’odore di salmastro sul lungomare misto alla fragranza del pitosforo e i profumi tentatori di sardenaira e focaccia nelle viuzze del centro, note di strumenti dalle finestre aperte, il rumore delle onde che si infrangono sulla diga del porto vecchio.

Sanremo è riuscita a installarsi piuttosto stabilmente nell’immaginario collettivo ed è uno di quei luoghi che si vuole visitare almeno una volta. Lo capisco ogni volta che mi chiedono di dove sono: quando rispondo “Sanremo” lo sguardo del mio interlocutore si accende e subito chiede “Ma proprio Sanremo?”  come se io in realtà abitassi in una anonima borgata dei dintorni e volessi farmi bella.

Ci sono quattro motivi principali per cui “Sanremo è Sanremo”:

– il  famosissimo festival della canzone, che porta in città una concentrazione altissima di “famosi” e telecamere nei quali ci si imbatte durante la settimana più folle dell’anno. Il luogo dove tutti vogliono essere  per sfiorare le celebrità o ottenere i propri 15 minuti di fama;

il  Casinò, questo luogo a metà tra il glamour e il proibito, che, nonostante l’inflazione dell’azzardo popolare nei bar e nelle tabaccherie,  incute ancora riverenza e fascino, con i suoi bei saloni Liberty dove immaginiamo lunghi abiti da sera che frusciano tra le roulette, come in un film di James Bond; casino_scala

– i fiori. La definizione “la città dei fiori” è un tantino fuorviante per i più, che immaginano di giungere in un giardino incantato traboccante di corolle. A Sanremo i fiori sono coltivati in serra e sui terrazzamenti  e commercializzati. Certamente si trovano nelle aiuole e nei giardini, ma direi che rientriamo nella media nazionale.

– il clima mite, che è il tormentone della promozione turistica, ma anche una innegabile realtà. In inverno andiamo in spiaggia, facciamo sport all’aria aperta senza intirizzirci, i tavolini all’aperto di bar e ristoranti sono sempre affollati. Questa è una delle cose che noi indigeni diamo per scontate e comprendiamo quanto sia straordinaria solo attraverso i commenti di chi viene qui  proprio per questo. Non ha alcuna attinenza con il riscaldamento globale.

A questo punto vi aspetterete che io, sanremasca certificata, vi sveli quel posto segreto da visitare, quel locale in cui mangiare, quell’attività speciale che vi farà invidiare da amici e conoscenti.  Niente di tutto questo.

Tocca a voi venire qui a Sanremo e trovare il pittoresco nel quotidiano.

Vi darò però quattro suggerimenti di base:

  • La città vecchia. Se chiedete del centro storico, tutti vi indicheranno la “Pigna”, cosiddetta per via della forma conica e delle case attaccate come scaglie le une alle altre. Scale, scalette e vicoli che portano su, al culmine della collina, in un passaggio dal buio delle Rivolte alla luce piena dei Giardini Regina Elena. A mezza via, in Piazza dei Dolori, merita una sosta l’Oratorio di San Sebastiano, recentemente restaurato. In estate le visite guidate possono riservare piacevoli sorprese, quali l’accesso ad una delle fonti di approvvigionamento di acqua potabile (roba non da poco in tempi di assedio), praticamente una grotta nella cantina di uno stabile. Non sono molti i sanremesi che ci abitano, sono molti di più gli immigrati che la Pigna ha sempre accolto: prima dal sud dell’Italia, ora dal sud del mondo. E accoglie anche, ormai da ben 16 anni tra luglio e agosto, Rock in the Casbah, una delle rassegne rock più longeve del ponente ligure. Piazza dei Dolori
  • La città nuova. Ironicamente nella cosiddetta città nuova, si trova la parte più antica di Sanremo: l’insediamento romano del I e II secolo d.C. nella zona che dalla concattedrale di San Siro porta al Casinò. Non molti, neppure tra i residenti, si rendono conto che stanno facendo shopping proprio lungo la strada consolare Julia Augusta (oggi via Palazzo e Via Corradi) e le moderne costruzioni sono sorte su antiche necropoli e insediamenti primitivi.San Siro Via MatteottiE’ però ben noto che il gran sviluppo della città avvenne durante la Belle Epoque e proprio quella è l’impronta architettonica dominante dei palazzi nelle vie del centro (Via Matteotti e Corso Mombello, ad esempio) e delle ville sparse nel verde dal corso dell’Imperatrice verso la collina. In questo panorama liberty si inseriscono anche forme decisamente esotiche, testimonianza della multiculturalità della cittadina: la chiesa russa-ortodossa oppure la villa Palais d’Agra, che ricorda vagamente il Taj Mahal, o ancora la Villa Nobel, eclettica fino all’inverosimile. Palais d'Agra
  • Il mare, soprattutto. Non importa la stagione, il mare ti offre libertà e respiro in ogni istante. Ti riporta alle origini di tutto. Ti fa sentire bene. E’ quella zona di confine dove tutto è possibile e dà quel tocco speciale a una cena, un concerto o una semplice passeggiata. A Portosole i superyacht ti fanno sognare; nel porto vecchio vive il cuore dei marinai e trovi le bancarelle dei pescatori rientrati dopo una notte al largo.  Pian di Nave si chiama così perché una volta vi costruivano le imbarcazioni con il legno dei boschi. A fianco, la fortezza di Santa Tecla fu costruita dai Genovesi non per difendere la città, ma per tenerne soggiogati gli abitanti (controllate un po’ dove stanno le feritoie per le armi). Santa Tecla grande
  • Alberi e piante. Dei fiori abbiamo detto, ma la vera meraviglia, per me, sono alberi e arbusti. Palme di ogni genere, alberi subtropicali, specie esotiche: un patrimonio immenso e unico nel suo genere a questa latitudine. Si affacciano dai parchi pubblici, li trovi nelle aiuole, fanno capolino dai giardini privati. Vico CostaIo cammino sempre naso all’aria e li cerco, li guardo, mi meraviglio davanti ai fiori bianchi (e profumati) della magnolia, il blu/viola della jacaranda, il giallo della grevillea e della mimosa. Ficus monumentali, araucarie imponenti, ma se abbassiamo lo sguardo troviamo strelitzie colorate e fiere ed ibiscus di ogni tonalità. Se alcuni nomi suonano sconosciuti, una ricerca su Google può aiutare, ma non sostituirà di certo l’emozione di un incontro diretto. Non dimentico certo uno dei miei alberi preferiti e vi lascio con una curiosità storica.

Gli ulivi argentati si incontrano poco fuori dal centro, sui versanti delle colline. Non è sempre stato così, però: Sanremo e i suoi dintorni erano un vasto giardino di agrumi che profumavano l’aria fin sul mare e costituivano una risorsa economica insieme alle foglie di palma, commercializzate per la Pasqua e per la festa di Sukkot ebraica.

Ecco qua. Ho messo un mondo in un guscio di noce. Venite ad aprirlo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>