Sulle tracce di pellegrini, viandanti, minatori e contadini a Levante

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Accompagnata da Marzia, una delle preparatissime guide della cooperativa Terramare di Sestri Levante,  parto per questa nuova avventura nell’entroterra di Sestri Levante: Val Petronio e Alta Val di Vara. L’auto viaggia sulla via Aurelia sopra i monti di Moneglia e Deiva a ridosso delle pareti occidentali del monte Pietra di Vasca che propone dall’alto la sua cresta molto articolata, fino ad imboccare una stradina molto stretta e ripida, che porta alle antenne dei ripetitori televisivi. Qui lasciamo l’auto per proseguire a piedi, gustando il magnifico panorama che ci propone questo tratto di percorso su Moneglia, Framura, la penisola di Sestri Levante, il promontorio di Portofino. Ancora un tratto di largo e boscoso sentiero pianeggiante e siamo nella zona degli scavi archeologici dell’Hospitale di San Nicolao (775 mt).

Il primo documento riguardante questo sito testimonierebbe la presenza di un insediamento religioso risalente al 1160, anche se le prime attestazioni scritte riferite direttamente all’Hospitale di San Nicolao di Pietra Colice, risalgono al XIII secolo. Si tratta di una chiesa e di una connessa struttura di accoglienza per i pellegrini che nel medioevo camminavano verso il “luoghi santi” ma anche per viandanti con intenti non devozionali. Questi hospitalia sono spesso localizzati in punti nodali della viabilità, per dare assistenza e ospitalità ai forestieri.   L’Hospitale di  San Nicolao si rivela al momento come il più grande complesso ospitaliero “di passo”, cioè situato in un crocevia di strade, della Liguria. Pare però che il sito avesse frequentazioni anche più antiche, come luogo di transito e sosta, risalente ad alcuni millenni prima (2500-2200 a.C.). Mi immagino questi viandanti stanchi dopo aver percorso a piedi o a cavallo strade su mare e monti, che finalmente trovano l’hospitale per riposarsi, riscaldarsi, rifocillarsi e dormire. Sulle loro tracce io poso i miei piedi e mi sento trasportata indietro di mille e più anni…

Le miniere di rame della Val Petronio

Mi risveglio dal sogno e torno alla realtà. Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso Masso, piccola e graziosa frazione del Comune di Castiglione Chiavarese, dove si trova il MUCAST il nuovo museo archeo-minerario che permette al visitatore di compiere un vero e proprio viaggio nella storia del territorio. Il percorso guidato parte dall’ allestimento museale, nell’ex scuola elementare, che illustra la storia della locale miniera di rame, all’interno del Monte Loreto, considerata la più antica d’Europa e sfruttata dalla preistoria (3500 a.C.) fino all’età moderna. I visitatori possono interagire tramite i dispositivi multimediali, e conoscere la funzione dei materiali e dei reperti portati alla luce dagli scavi archeologici.


La visita prosegue all’esterno, un piccolo sentiero e si raggiunge l’ingresso della “Galleria XX settembre”. Dopo aver indossato i caschetti di sicurezza ci si inoltra nel tratto sotterraneo della miniera, arricchito da suoni che richiamano l’attività di scavo. La galleria è visitabile per un tratto di circa 100 metri e si affaccia sulle numerose gallerie che si diramano da quella principale, percorse dai binari dei carrelli per il trasporto del materiale. Sulle pareti si notano ancora i residui di minerali di rame che vi erano contenuti: delle macchie verde chiaro.

A pranzo nella tradizione

L’ora di pranzo si avvicina e Marzia mi accompagna nell’ agriturismo che ho scelto per il pranzo, a Castiglione Chiavarese, Il Castagneto, dove la proprietaria Natalia, la chef, che insieme alla figlia (filosofa e cuoca allo stesso tempo)  ci aspetta sulla soglia insieme ai suoi cani e gatti, tutti molto accoglienti. La struttura è esattamente ciò che io intendo per “agriturismo”: una casa di campagna, che coltiva i prodotti della sua terra, e li offre ai clienti, sia nella propria cucina di qualità a km zero, sia nella produzione di marmellate, biscotti, miele, tutti rigorosamente locali. Natalia è una donna molto intraprendente e piena di idee: ha rielaborato i piatti tipici della cucina ligure, in base al suo estro e alla sua fantasia.

E siccome ci azzecca, ecco fuori dei piatti unici, particolari e molto gustosi. Natalia organizza anche serate gastronomiche e corsi di cucina, ed in particolare, quello sulla preparazione delle focacce liguri ha moltissimo successo. I piatti che la chef ci offre sono non solo uno spettacolo per gli occhi ma anche per il palato: crostini con prescinseua e composta di fichi piccante e di uva nera e spezie, focaccia con farina integrale macinata a pietra e cipolle, tortino di prescinseua, borragine, bietole e tarassaco, mesciua di mare (con ceci e totanetti), ravioli di sfoglia di basilico, patate e  sugo di pomodoro dell’azienda. Molto soddisfatte dell’incontro e del pranzo, con la pancia piena, ci rendiamo conto che il tempo sta passando e dobbiamo ripartire. Ringraziamo di cuore Natalia, per la sua gentilezza accoglienza e professionalità  e ci avviamo in direzione Velva.

Il “museo diffuso” di Velva

Velva è un piccolo borgo, frazione del Comune di Castiglione Chiavarese, dove ha sede il Museo Etnografico di  Civiltà e Cultura Contadina . Sulla porta ci aspetta il direttore, nonché storico di cultura locale, Prof. Fausto Figone,  che ci fa da guida. Il museo descrive e raccoglie reperti etnografici e antropologici dell’alta val Petronio, in particolari oggetti del lavoro contadino databili tra l’inizio del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. E’ un classico esempio di Museo Diffuso, dove il centro storico di Velva diventa non solo il contenitore, ma parte integrante del museo stesso, ospitando all’interno dei locali caratteristici degli edifici – quali antiche cantine, “fondi”, scantinati e ambienti domestici – le diverse sedi espositive riguardanti momenti e temi specifici della realtà culturale tradizionale. Si parte dalla visita della casa della famiglia proprietaria terriera intorno a cui ruota tutto il ciclo produttivo agricolo: Il Prof. ci mostra le varie stanze, dalle camere, alla cucina, dalle cantine, alle stanze per la conservazione delle granaglie, dei formaggi e dei salumi.

Ci spiega che la casa della famiglia, la più importante del luogo, serviva anche da punto di smistamento della posta. Le lettere di coloro che partivano (anche per il fronte) e che scrivevano per inviare notizie ai propri familiari rimasti a Velva, venivano inviate all’indirizzo della casa padronale, da lì poi avrebbero provveduto a recapitare ai vari contadini ed abitanti del borgo e dei dintorni le lettere ricevute. Una piccola società in autogestione, verrebbe da pensare, che ha come punto di riferimento la casa dei padroni, proprietari terrieri. Intorno alla casa padronale, passeggiando per le viuzze del borgo, si possono vedere e visitare le botteghe antiche (il museo diffuso appunto): la bottega del falegname, quella del carraio, del fabbro. Si può anche vedere la ricostruzione dell’abitazione povera e minuscola di un contadino e paragonarla alla casa padronale dei mezzadri. Scatto parecchie fotografie, anche se sono totalmente immersa in questo mondo che è così lontano da me  ma nello stesso tempo mi appartiene. Anche i miei nonni erano affittuari di terreni di mezzadri. E’ un mondo antico che però è nel mio sangue e nel mio dna.

Un ritorno alla natura

Inizia a piovere e manca ancora una tappa al nostro “viaggio” nell’entroterra: località Chiama, un posto sperduto tra i monti proseguendo da Velva e andando verso l’alta Val di Vara, vicino a Maissana. Imbocchiamo una stradina sterrata, stretta stretta e percorrerla con una C-Max non è il massimo… dopo qualche buca e sussulto arriviamo all’Agriturismo Cà Marcantonio. Una storia particolare di  una famiglia milanese che decide di lasciare la città e rifugiarsi in questo casolare sui monti liguri, cercando di vivere con quello che la natura, il bosco, la terra offrono. Hanno anche sistemato un altro casale e lo affittano a turisti o viaggiatori in cerca di pace e tranquillità. rossanaLa proprietaria Rossana organizza laboratori per i bambini e gli adulti: impagliatura delle sedie, lavorazione della lana con i telai antichi, passeggiate sugli asinelli del casale, lavorazione dell’argilla, cottura e colorazione dei manufatti… E per i più sportivi pomeriggi in tree climbing, perché il marito di Rossana,  Alberto, è stato 3 volte campione italiano e istruttore di questa disciplina. Spettacolo, rimango entusiasta del posto e di queste persone così semplici spontanee e genuine e prometto di tornare con mio figlio appena possibile.

Il nostro giro è terminato e sta arrivando la notte.. è l’ora di rientrare. Mentre guido sulla strada del ritorno verso Sestri Levante, sono immersa nei miei pensieri: siamo nati e viviamo in questi luoghi da sempre eppure non abbiamo ancora visto tutto, c’è sempre qualcosa di nuovo e sorprendente da scoprire nella propria terra..  come dice una famosa canzone: “quando pensi di aver provato ogni strada, ogni via, dai ancora un’occhiata a ciò che ti sembrava vecchio e in esso troverai qualcosa di nuovo…”

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