L’anima di Genova sta nei suoi caruggi

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Il mio per Genova non è stato amore a prima vista, inutile girarci intorno. Ho sempre provato sensazioni di disagio durante le mie visite nelle città portuali, se dovessi mettere a parole i veri motivi non riuscirei, spesso faccio fatica anche a spiegarlo, forse perché sono motivi inconsci e dell’anima. E Genova non faceva eccezione… fino a pochi mesi fa. Come è successo? Ho passeggiato, visitato, ascoltato le parole di chi la ama e ci vive. Sembra una banalità ma se vengono smontate le poche credenze – spesso e volentieri nemmeno basate su fatti – che il tuo inconscio ha costruito, se ti viene mostrata la vera bellezza di un luogo, quella bellezza che va oltre il panorama o l’attrazione turistica, allora capisci quanto stupido e disattento sei stato tutte le altre volte che l’hai visitata. Dove mi sono ricreduto? Non al suggestivo Porto Antico e nemmeno guardandola dall’alto, godendosi la vista dalla Spianata Castelletto, luoghi meravigliosi peraltro.

No, Genova mi ha preso nei caruggi,

in quegli stessi luoghi che mi provocavano il disagio raccontato all’inizio. Appunto, i caruggi di Genova. Ascolti da quando sei un ragazzo De André e ti ritrovi lì, tra quegli stretti passaggi e la mente va alle prime strofe de “La città vecchia”: “Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi…”  e devi per forza stupirti di come ha raccontato bene quelle strade con una sola manciata di parole.

Io, dei caruggi pensavo (volutamente al passato): vicoli sporchi e maleodoranti, in certi orari notturni pure pericolosi. Penso: sì, sono tutto quello che pensavo ma sono anche vita, storie (delle persone), storia (delle centinaia di anni di cui sono stati testimoni), piccoli e grandi drammi, lacrime e risa. Passeggi tra i caruggi e ti stupisci di trovare botteghe, librerie, oreficerie, forni e, oltre a voler sapere come fanno a vivere e a sbarcare il lunario in tempi come i nostri, in cui tutto è “super”, “iper” e loro rimangono in 20 metri quadrati ti sovviene la cosa più assurda: ognuno ha un aneddoto o una storia incredibile da raccontare, sia essa legata alla musica o a vicende ancora più antiche che si perdono in un sasso in un mattone del negozio.

Poi d’un tratto, come se il vicolo stesso avesse bisogno di respirare, eccolo aprirsi su una piazza più o meno grande, un quadrato circondato da palazzi in cui la vita è in pieno svolgimento; mi balza in testa Piazza di Soziglia ad esempio, basta alzare gli occhi  per incrociare sguardi di donne intente a stendere panni, magari a curare una piccola pianta appoggiata sulla finestra o su minuscoli balconcini.

Se ami la fotografia

i caruggi e queste piazzette saranno per te terreno di caccia, ma sarà difficilissimo riuscire a immortalare al meglio ciò che solo lo sguardo riesce a contenere, è tutto troppo scuro o stretto o storto, quindi prima di tutto fissa nella tua mente ciò che vedi e solo dopo prova a catturare i particolari. Parlavo di vicoli maleodoranti ma anche questo non è del tutto vero, ci sono vicoli – e per non essere generico e darti la possibilità di smentirmi faccio nomi – come Via della Posta Vecchia, che profumano di focaccia, sì la fügassa, quella che tutta Italia desidera se solo ha avuto la fortuna di assaggiarne un angolo. Passeggiare in caruggi come questo risulta quasi doloroso, quel profumo distrae e lo stomaco brontola. Rimane soltanto la voglia di correre verso il forno colpevole di tutto ciò.

A due passi dai caruggi pieni di attività ne trovi altri, più degradati; ma se devo essere sincero fino in fondo è qui che ho cambiato il pensiero su questa città. Sono quei luoghi fuori dal tempo in cui trovi ancora la prostituta seduta davanti a casa, e attraverso i secoli o semplicemente i decenni è cambiata soltanto la nazionalità. Non è cambiato il fatto però, che queste anime sono persone e a volte – come mi è capitato di assistere – basta un semplice saluto sincero o un “come va?” buttato lì, anche solo per educazione. Dopo un primo momento di stupore potrebbe aprirsi un mondo parallelo, fatto di storie e infelicità che non hanno però sradicato dai loro visi un sorriso… che ti auguro di poter vedere almeno una volta.

Dedica almeno una mezza giornata alla scoperta dei caruggi, entra nelle botteghe e chiedi informazioni, saluta chi incontri e se ti capita di fermarti prova a scambiare due chiacchiere. Oltre ai luoghi di Genova inseriti in tutte le “to do list”, assolutamente da vedere perché raccontano e definiscono la città, lascia del tempo per i caruggi, dai loro modo di entrarti dentro e di stupirti.

Sono autore del blog di viaggi www.viaggiovero.it

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