Dagli Impressionisti a Picasso, due diversi punti di vista

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Dopo la visita alla suggestiva mostra “Dagli Impressionisti a Picasso” a Palazzo Ducale fino al 10 aprile 2016, Eleonora e Marina ci propongono un’intervista doppia per raccontare i loro punti di vista!

1.Ogni mostra è un’esperienza unica. Per quali motivi visitare questa in particolare?

E: Questa mostra dà la possibilità al visitatore di esplorare un periodo artistico piuttosto amplio. Racchiude anni di puro cambiamento e stravolgimento nel modo dell’arte e ciò non accade spesso, permette di passare attraverso anni di storia dell’arte sensazionali, da fine ‘800 con Renoir a metà ‘900 con Picasso, solo per citarne qualcuno. A differenza quindi di altre esposizioni, fornisce una panoramica generale permettendo di mettere a confronto modalità e personalità di grandi artisti di epoche differenti.

M: Hai detto bene. Ogni mostra è un’esperienza a sé e questa è un’occasione da non perdere. Unica tappa europea per presentare a un vasto pubblico opere di solito custodite oltreoceano e che pochi avrebbero la fortuna di vedere…fino al 10 aprile, 52 capolavori a Genova per rivivere 30 anni di storia, arte e cultura. Non credo si debba aggiungere altro.

2.Passato qualche giorno dalla visita, adesso avresti voglia e curiosità di vederla nuovamente?

E: Ho sempre bisogno di riflettere e tornare su ciò che mi colpisce. In questo caso tornerò sicuramente a vedere la mostra avendo anche la fortuna di abitare a Genova. Le opere sono numerose e il bagaglio emotivo che le singole trasmettono viene amplificato nella loro coralità. È proprio questo un aspetto molto interessante che vale la pena approfondire con un “ritorno”.

M: Le mostre, a mio giudizio, vanno assaporate, comprese, fatte proprie. Per questo una volta visitata ho bisogno del mio tempo per interiorizzare ciò che ho visto, non ho desiderio di tornarci nell’immediato. Però, siccome abbiamo la fortuna di ospitarla per parecchi mesi, credo ci tornerò per vedere se nel frattempo le mie impressioni siano cambiate o meno; credo che l’arte si accompagni allo stato d’animo interiore, fra qualche mese potrebbe scatenare in me nuove e diverse emozioni.

3. Qual è l’opera che ti ha emozionato di più?

E: Un dipinto che non può lasciare indifferenti è certamente l’autoritratto di Vincent Van Gogh. Nei suoi occhi si percepisce l’inquietudine del vero genio e la timidezza dell’uomo. Tramite un autoritratto sembra esplicitare il tentativo di controllo su se stesso e su un esistenza che sfugge con consapevolezza alle proprie volontà.
Mi ha colpito ed emozionato altrettanto, in maniera forse più inaspettata, Henri Matisse, nelle cui opere ho trovato un’atmosfera davvero particolare e anche Pierre Auguste Renoir con la sua Donna in poltrona.

M: Monet è l’artista che più amo. La sua ricerca del sole, del plein air mi riempie i polmoni di ossigeno. Non posso negare che la tela “I Gladioli” mi abbia rapita. I colori, la figura umana, la luce, le linee morbide, per me si chiamano perfezione e la mia fantasia vola lontana. Pensate che la amo così tanto che finita la mostra non ho esitato a comprarmi il segnalibro proprio con la stampa di questo dipinto, così lo aggiungo alla mia “collezione impressionista”.

4. Chi avresti voluto conoscere personalmente tra gli artisti rappresentati?

E: Questa è una domanda particolarmente difficile. Sono tutti uomini con personalità interessanti. Forse se fossi costretta a sceglierne uno soltanto direi Picasso.

M: Troppo facile rispondere Monet, di lui mi sembra di conoscere già tutto. Vorrei fare due chiacchiere con Degas, magari seduta in un caffè parigino che lui amava tanto e studiare insieme i suoi bozzetti tra cavalli e ballerine.

5. Cosa ti ha lasciato dentro, quali sensazioni?

E: Passeggiando tra i dipinti del Detroit Institute of Art, ora esposti a Palazzo Ducale di Genova, non ho potuto fare a meno di pensare che la risorsa artistica è una delle cose più grandi che si possano avere. Tutti questi uomini illuminati dalla loro arte e spesso considerati dei veri folli, hanno lasciato a noi un tesoro di emozioni da esplorare visivamente ed interiormente.

M: Descrivere le sensazioni che ti lascia dentro una mostra non è facile; proverò a farlo attraverso tre concetti: curiosità di scoprire di più sugli artisti che conoscevo meno, arricchimento interiore e stupore, sfido chiunque a restare indifferente.

6. Quale dipinto pensi che rappresenti al meglio l’essenza della mostra?

E: Penso che “La montagna Sainte – Victoire” di Cézanne rappresenti molto bene il passaggio dalla prima stagione dell’impressionismo ai successivi movimenti delle avanguardie, per questo si può considerare forse come opera ponte di questo lungo periodo esposto nelle sale del Palazzo Ducale di Genova.

M: Scelgo l’Autoritratto di Vincent Van Gogh, sintetizza in me le sensazioni che ho cercato di descrivere prima e credo sia un passaggio chiave dell’intera mostra, ma lascio a voi il giudizio. Se potessi aggiungerne un altro direi la Ragazza che legge di Pablo Picasso, opera che chiude la mostra e fa davvero capire come i tempi siano cambiati.

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