Valloria, il paese delle porte dipinte

Inserito da

Non importa davvero con quale mezzo si decida di andare, l’importante è che almeno una volta ci si vada. Scoprirete anche che ci sono ottimi motivi per tornarci. Ma andare dove? A Valloria, naturalmente! È una frazioncina di Molini di Prelà, un piccolo comune della Val Prino, alle spalle di Imperia. Perciò, in macchina, moto o bicicletta (e sono davvero tanti i ciclisti che si incontrano lungo il percorso) lasciamo l’Aurelia poco prima di entrare a Porto Maurizio (se si giunge da ponente. Poco dopo se si arriva da levante) e puntiamo su  Dolcedo, noto per i suoi frantoi. La valle è verde, la salita dolce, così come il paesaggio; siamo circondati da morbide colline, non scoscese pareti di roccia come nel resto del ponente. Valloria, Vallis Aurea, la valle d’oro: il gran numero di oliveti che si incontrano suggerisce che l’oro che troviamo da queste parti è l’olio extravergine d’oliva ligure. La parola “capoluogo” sul segnale che indica l’ingresso a Molini di Prelà fa un po’ sorridere, ma sono ben sette le frazioni che compongono il piccolo comune. Sono antichi villaggi, arroccati qua e là su poggetti e crinali da cui è facile vedere il mare, senza più l’ansia dell’avvistamento di navi saracene, ma con la meraviglia negli occhi per uno spettacolo così straordinario.

Non solo i panorami mi hanno portato qui, ma le porte.

La località è conosciuta come il paese delle porte dipinte ed è entrata a pieno titolo nell’Associazione Italiana dei Paesi dipinti. Una frazione di circa 40 abitanti sfoggia ben 149 porte decorate da  artisti locali e internazionali ed ha trasformato i suoi vicoli in una galleria d’arte. E non è finita! E’ un museo in divenire: ci sono ancora artisti che si sono offerti di contribuire, ma, come è facile capire, iniziano a scarseggiare le porte…  A questo punto ci vuole un po’ di storia.

Nei primi anni ’90 un gruppo di valloriesi trasferitisi in città per lavoro, spinti dall’amore per le proprie radici, decise di organizzare una sagra con la collaborazione di tutto il paese. La piazza principale era troppo piccola, quindi vennero pulite e messe in sicurezza delle fasce di ulivi, attrezzate con cucina, tavoli, panche e pista da ballo. Fin qui, nulla di nuovo. Ma uno degli amici, anzi, un’amica, lavorava come pubblicitaria in una nota agenzia e se ne venne fuori con lo slogan “A Valloria fai baldoria!”. Un bel colpo di genio, non c’è che dire, ma ancora non bastava. Si sa, quando la creatività spicca il volo è difficile fermarla, quindi gli amici si riunirono in una vera e propria Associazione e decisero di mettere le porte del borgo a disposizione di artisti che volessero decorarle. Questi non si fecero attendere e ogni anno, ancora oggi, un gruppo di loro viene invitato a realizzare la propria opera, generalmente nel primo fine settimana di luglio.

La facciata della chiesa parrocchiale e il suo piccolo sagrato di ciottoli sono orientati a sud, infatti il caruggio che dalla piazza scende in paese offre un impagabile scorcio sulla valle giù, giù fino al mare. Mi guardo in giro, inspiro aria, colori, silenzio e finalmente vedo Angelo, una delle colonne dell’Associazione Tre Fontane e mia guida discreta, ma preziosissima. Non gli ho fatto un ritratto, non sono una brava fotografa, ma fortunatamente non è stato necessario: Angelo spicca sulla porta “Ricordi di Valloria”

Iniziamo la visita, seguendo le frecce blu del percorso consigliato. Le case sono basse e praticamente ogni porta è dipinta.

 

È davvero un museo, anche se il locale è la strada e il soffitto è il cielo:

ogni opera è numerata e ha una nota di spiegazione sull’autore. Alcuni vicoli, come spesso accade nell’architettura ligure medievale, sono coperti e un po’ cupi, ma non è difficile individuare l’interruttore per l’illuminazione. E’ davvero un sogno, non riesco a smettere di guardare, mi avvicino, mi allontano, cerco la luce migliore, fotografo tutto: come si fa a resistere? Non riesco a resistere neppure alla poesia di questa tranquillità. Girando per i caruggi, la vita del borgo ti avvolge con un profumo di soffritto che esce da una finestra o l’inequivocabile aroma del coniglio alla ligure che si sparge tutto intorno e ricorda che è quasi ora di pranzo. I suoni tranquilli di una vita slow, come si dice oggi, una radio in lontananza, la voce di un bimbo che chiama la nonna, i passi di chi torna dall’orto con le verdure appena raccolte, la campana che annuncia il mezzodì.

Valloria credo che sia l’unico posto al mondo dove una porta non è concepita per chiudere

ma per aprire la mente e la fantasia di chi guarda su mondi, paesaggi, ricordi o sensazioni. Proprio per la particolarità del supporto, hai l’impressione di spiare dentro spazi privati, la curiosità si mescola alla timidezza che provi quando ti metti a sbirciare attraverso un uscio di casa.

Ogni artista è completamente libero di scegliere tema e tecnica di realizzazione, perciò la varietà di stili pittorici è davvero notevole. Scegliere qualche esempio da mostrare è stata un’impresa titanica e le foto che vedete sono piccola cosa rispetto a quello che si può trovare in paese.

harleyPotrei andare avanti per pagine e pagine, ma per vostra fortuna sul sito www.valloria.it si trova tutto, dalla storia del paese alle foto delle porte. Anzi, no, facciamo così: prendetevi un po’ di tempo e fate una vera gita (alla trattoria del paese, tra l’altro, non si mangia niente male…) oppure andateci a far baldoria durante i fine settimana della festa, non ve ne pentirete. Vi accorgerete che a Valloria ogni luogo comune sui liguri viene sistematicamente smentito insomma “la torta di riso, qui, non è finita” (se ricordate le note scenette di un comico ligure).

Saluto Angelo e il suo bel cane Harley, che ci ha scortati durante tutta la visita, felice di fare una ricognizione del suo territorio. L’appuntamento, nemmeno a dirlo,  è per la “baldoria” del prossimo luglio.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>