Verezzi negli occhi

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“Pala d’altare è la vista che allo sbocco si schiude, inaspettata da strappare un grido”. Così il poeta Camillo Sbarbaro, nella sua “Postilla a Verezzi”, descrive il paese che porto nel cuore: incantevole e solitario, nasce nei caldi colori e profumi della vegetazione mediterranea, mostrandosi così agli occhi di chi non lo conosce, affacciato sul mare e rivolto verso l’infinito.

Pala d’altare è la vista che allo sbocco si schiude, inaspettata da strappare un grido

fossiliTrattandosi di un borgo, il modo più naturale per apprezzare al meglio le sue bellezze è quello di percorrerlo a piedi, addentrandosi tra i caruggi o creuze, gli antichi collegamenti un tempo destinati ai muli e ai carri. Tutto intorno appaiono le caratteristiche costruzioni in pietra rosa con sfumature grigie, ricche di fossili marini, provenienti dalle cave del luogo e conosciute in tutto il mondo.

Oltre il teatro, ottima cucina.

Lasciando la macchina nel primo parcheggio, incontriamo la borgata “Piazza”, forse la più conosciuta per via del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, ormai giunto alla 48° edizione e divenuto il più importante evento teatrale dell’estate ligure, con un cartellone di livello nazionale.

carruggioPer visitarla, si parte da Piazza Gramsci e, salendo lungo Via Roma, si raggiunge Piazza Sant’Agostino, percorrendo così il carruggio principale, ricchissimo di ristorantini e botteghe tipiche.

Infatti, per chi non lo sapesse, Verezzi non è solo teatro, ma anche ottima cucina, come ad esempio le lumache alla “verezzina”, una delle ricette più antiche della tradizione ligure; esse richiedono una lunga preparazione numerosi aromi della macchia mediterranea, vino bianco secco e l’immancabile olio extravergine di oliva.

Panorami e viste mozzafiato.

mulinoSe invece siete appassionati di panorami e viste mozzafiato, vale la pena faticare un poco, attraversando a piedi la borgata “Crosa”, la più alta delle quattro che compongono il paese, fino alla deliziosa chiesa di San Martino, circondata dai lecci, dal canto delle cicale e da un panorama sconfinato.

Poco più in alto nel bosco si incontra un antico mulino, detto “fenicio” per via della tecnica costruttiva a pale interne, simbolo del premio nazionale per la prosa “Veretium”. Verezzi è  un borgo a portata di tutti, alle buone forchette, agli artisti e, non di meno, agli amanti della natura e dello sport all’aria aperta!

Commenti 2

  1. che dire di Verezzi ???Ogni angolo ogni pietra è un racconto fatato, il vento che a volte sibila tra i suoi carrugi racconta storie di vecchi seduti sugli scalini , storie di un passato ricco di amore x questo paese fatto di pietra da dove si gode un panorama mozzafiato, terrazze e vicoli, lavatoi, torri mulini scorci fantastici. Verezzi è unico, non lo si dimentica e chi lo visita se ne va con rimpianto e con la promessa di ritornarci, chi ci abita e vi è nato è parte integrante di questo paese ANCHE SE costretto a lasciarlo lo porta nel cuore e come nella canzone Ma se ghe pensu desidera ritornarvi x riposare e ricreare le sensazioni del passato, xchè Verezzi è Verezzi ♥

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