Golfo di Spezia, poesia di Liguria

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Liguria: falesie bianche e grigie da un capo all’altro, anse di ghiaia, spiagge sabbiose e golfi più o meno grandi; ma solo uno è il golfo dei poeti: quello di Spezia.

porticciolo la spezia golfoL’imbarco è da un molo sfrangiato di palme per lasciarsi abbracciare dalla circolarità del porto. A destra, collegata dal nuovissimo ponte che vola sull’acqua e dialoga con le pietre vecchie del molo, la nuova area sport – tempo libero è una penisola verde sul verde dell’acqua.

Oltre la diga l’acqua diventa blu profondo, ginestre e euforbie macchiano di giallo il verde sopra il porticciolo delle Grazie dove gli occhi delle case rivolti verso l’acqua e la scalinata della chiesa che arriva al mare sono testimonianza del legame terra-acqua, presente anche sulla tavola con torta di riso e buridda di pesce. Doppiata Punta Castagna fra gli spruzzi, la visione dello stretto fra costa e isole coglie di sorpresa ed è indimenticabile.

Siamo a Portovenere – porto tascabile dove i gatti dormono sulle cime arrotolate e i massi a protezione del molo sono diventati comode postazioni balneari con vista.

IMG_20140702_214734L’acqua riflette il fronte variopinto delle case strette sotto il dominio del castello e del tratto di mura turrite che scende a proteggerle, mentre il promontorio roccioso risale culminando nella chiesa di S. Pietro che, dalla roccia e con gli stessi colori, si proietta sul mare testimone e custode di bellezza. Zuppe di pesce e meravigliosi gelati si gustano nell’ombra fresca del vicolo interno fra le case antiche, o guardando dal molo le isole di fronte: Palmaria, Tino, Tinetto perle del golfo. Le visioni dalla collina di Portovenere e dalla punta del Terrizzo che la fronteggia sono sguardi incrociati mozzafiato, senza possibili gerarchie.

Superato lo stretto, la luce del mare aperto illumina inattese falesie candide e altissime che sprofondano nel blu, annunciando l’altro lato della Palmaria. Sotto la cava di portoro dismessa, spiagge di ciotoli orlate di verde e profumo di “muscoli alla marinara” della trattoria storica. Si mangia sotto i pini a bordo d’acqua, col vento nei capelli e, mentre lo sguardo si perde nel blu-viola fino a Lerici e Tellaro, la pastasciutta con le vongole é ancora più buona .

La luce del mare aperto illumina inattese falesie candide e altissime che sprofondano nel blu.

IMG_20140702_214356Sul Tino, nascosto da una fitta vegetazione, un monastero dell’XI sec. dedicato a S.Venerio, patrono del golfo, e sulla parte più alta il faro circondato da pini d’Aleppo. Sul Tinetto resti di un oratorio e un eremo abitato da una colonia di lucertole muraiole.

Sull’altro lato del golfo dalla punta di Tellaro la costa rientra aprendosi in striscie sabbiose con Fiascherino, Lerici, S.Terenzo, S.Teresa ora centro velico collegato a Caprera. Lo sguardo scopre altre colline, altri borghi, altri castelli, oleandri e ulivi a completare un cerchio verde e blu per stupirsi ancora.

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