Un Argentino a Genova

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Finalmente in Italia. La sua prima volta. A Genova.

baciocca focaccia fugasssa genova tradizioneA respirare l’aria dei nonni. A mettere i piedi in quelle radici e in bocca quegli antichi sapori. Sulla via della fugazza argentina, cioè della fugassa genovese. Sì, perché molti vocaboli argentini indicanti cibo sono presi, pari pari, dal dialetto genovese. Gonzalo aveva conosciuto la focaccia genovese a Madrid, e se ne era innamorato. Gli ricordava un sapore lontano, di quando, bambino, viveva a Buenos Aires, nel quartiere della Boca insieme ai nonni, entrambi italiani, per l’esattezza genovesi, emigrati in Argentina intorno alla metà del xx secolo.

Il suo amico Francesco, con cui a Madrid divideva l’appartamento, ogni volta che tornava da Genova, portava chili di fugassa, a costo di tappezzarsi schiena e torace, per alleggerire il troller e non sforare i fatidici 10 chili di bagaglio a mano consentito.

Un giro nel salotto buono della città, Via Garibaldi, Cairoli, ad ammirare scaloni, affreschi, e poi giù in quel dedalo di vicoli, grigi e colorati insieme, i caruggi. Fino ad arrivare al mare. L’aroma di caffè, di focaccia, di unto, si mescola a odori di strada.

L’aroma di caffè, di focaccia, di unto, si mescola a odori di strada.

Via Luccoli, Campetto, Orefici, Piazza Banchi. L’odore di salmastro copre a mala pena quello dei libri vecchi e antichi delle bancarelle. Un passo dal porto, dal mare.

LIG1FARINATAFrancesco lo guida. Se non ci fosse lui… Ha in serbo una sorpresa per Gonzalo. Una specialità che sicuramente l’amico argentino non ha mai assaggiato. Ha una meta, ben precisa. Sottoripa, la Ripa maris, i portici medievali. Quelli pubblici, sembra, più antichi d’Italia. Lì, tra il viavai, i negozi storici e quelli recenti, tra l’odore di kebab, di spezie, di deodoranti improbabili, si fa strada un’ondata buona di frittura. L’Antica Friggitoria Carega. La riconosci dall’odore, non dall’insegna, che non c’è. Da buoni genovesi, i proprietari si sono rifiutati di pagare la tassa comunale per affiggere il nome sopra l’entrata del negozio.

Soldi sprecati. Piuttosto di ingrassare il Comune… – dice uno dei due cugini che ancora ora mandano avanti la cucina, il forno a legna – molto meglio spendere per i biglietti. Ecco, prendetene pure quanti ne volete e dateli ai vostri amici. È la qualità e il passaparola il motore del commercio.

Ventate di stoccafisso accomodato, frittura di pesce, di cuculli, di friscieu, di pizza, di farinata, di panissa. Un vero trionfo per il naso, ma ancora di più per il palato…

Gonzalo è eccitatissimo.

– Ma questo è il fiscio!

– Eh, già. In Argentina si dice come a Genova, stocche-fisce.

– E quella è la fainà!

– Ma come? La conoscevi? – Francesco è deluso. Aveva costruito quel percorso per la farinata, la fainà, una sorpresa.

– Sì, io la mangiavo da bambino, sulla pizza.

– Sulla pizza? Una sull’altra?

DSC_1364Francesco dapprima inorridisce. Gli sembra una contaminazione sacrilega.

Interviene Andrea, il gestore.

– Ma sì. Già negli anni ’50 veniva qui il mitico attaccante della Sampdoria Mario Sabbattella, argentino di Buenos Aires, a mangiare pizza e farinata, un pezzo sull’altro, a libretto. È tipico degli Argentini.

Genova e Buenos Aires. Pizza e fainà. Una sull’altra. Francesco e Gonzalo ridono divertiti e mangiano di gusto.

Quella storia delle radici… Sì, ma ci sono gli innesti, i rami, le foglie… Le cose cambiano, si trasformano, si arricchiscono.

Domani, prima di partire, li aspetta la fugassa, la preferita di Francesco, nel centro storico, quella del negozio Focaccia e Dintorni, in Via Canneto il Corto, angolo Via S. Lorenzo.

Questa volta possono scialare. Sono in due. Avranno ben due corpi da foderare di fugassa! E una volta a Madrid … In freezer! Fugassa a colazione almeno per un mese!

Commenti 3

  1. Bello e saporito, l’articolo. Subito fa venir fame ma l’odore dei cibi diventa presto atmosfera. E, per dar parole a un’atmosfera trascendendo e insieme esaltando la pura corposità, bisogna saper trovare una lingua agile, saporita ed ariosa. Così il lettore acclama la fugassa e l’autrice.

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