varigotti scorcio crosa mare

Vorrei scrivere di te come se guardassi uno di quei sassi marini dipinti da mia madre: curiosi, dettagliati, minuziosi. Sei un po’ così, tu: piccola, essenziale, colorata.

Io di posti nella vita ne ho visti troppi pochi, sono un’abitudinaria. Ci ho provato ad andare oltre, ma alla fine, sono sempre tornata. Ho una V tatuata da qualche parte, da qualche parte qui dentro e, in fondo, sono la prima a non voler sapere dove.

Mi piace ritrovarti ogni volta con una strada diversa, in una me diversa. E allora scusami se sono mancata per un po’, avevo bisogno di vedere anche qualcosa che non ti assomigliasse. Ora sono qui, possiamo riprendere da dove avevamo lasciato?

Cammino lungo il tuo profilo, il mare alla mia destra. Ricostruisco un ricordo, spolvero le sensazioni.

I miei piedi calpestano la sabbia e i sassetti scricchiolano, ti guardo divertita, sollevata che ogni cosa sia quasi allo stesso posto.

varigotti molo tramonto

Le tue casette, cubetti gialli e rosa appoggiati a pochi metri dal mare, le persiane verdi chiuse, perché è ancora troppo presto per l’estate. La spiaggia, quella estensione dello spazio che non ha niente a che fare con certi posti di ponente che sì, saranno anche modaioli, ma poi ad Agosto, se vuoi stenderti un po’ al sole, non ti resta che metterti in braccio alla signora col pareo blu, settima fila, quarto ombrellone. Qui esistono ancora le spiagge libere. Le spiagge e basta. Probabilmente hai qualcosa di molto ligure in questo: sei una di quelle che non si mettono in mostra e non promettono più di quello che hanno. Sei una di quelle che spesso nascondono le cose migliori, le riservano a chi non si scoraggia alla prima e poi non ti lascerebbe mai più.

Su di te l’estate fa un altro effetto, sei sempre tu: niente lifting invernali per sembrare più giovane, niente diete per la prova bikini. Niente trucchi. È questo che mi piace di te, sai? Il poco. Pochi locali, poco trambusto, a mezzanotte e mezza il rumore del mare, le persone che parlano, nessuno che abbia bisogno dei bassi di musica rimbombante, che strano. Il poco, quel poco che è autentico. Sei uno di quei luoghi dove le persone si ritrovano, anno dopo anno.

baia dei saraceni varigotti spiaggiaDove le case per le vacanze si affittano ancora un mese intero, non una settimana. Spartana e sobria. Più che altro mi hai insegnato una cosa: l’arte del togliere il troppo. Quel troppo di quando tieni il volume troppo alto per non sentire i pensieri, esci troppo per non sentire il silenzio, parli con troppe persone per non parlare con nessuno. Quando sono qui, non posso che guardarmi dritta in faccia, restano solo le cose essenziali, mi sfidi così. E io mi tuffo dentro all’acqua verde azzurra e poggio i piedi sul fondale di sabbia della Baia, la Baia dei saraceni, a est del promontorio scosceso di Punta Crena. Quel posto da cartolina photoshoppata. E proprio prima della Baia, una di quelle cose che nascondi: una piccola spiaggia, una grotta nella montagna, che si raggiunge a nuoto oppure calandosi dall’alto.

Quando sono qui, non posso che guardarmi dritta in faccia, restano solo le cose essenziali, mi sfidi così.

Sei piana e lineare, la Via Aurelia ti percorre come un corso d’acqua a due sensi di marcia. Da una parte c’è il mare e la passeggiata con le palme. Le colline e le case dall’altra, eccetto quelle del Borgo Vecchio, proprio sulla spiaggia. Si tratta di un pittoresco insieme di costruzioni mediterranee in pietra, basse e dai colori pastello. Casette di pescatori, nucleo originario, quello che incontri appena esci dalla galleria che segna l’inizio del paese, venendo da Noli. Se abiti lì, al mare ci vai soltanto col costume, l’asciugamano sotto il braccio. Se c’è la mareggiata, la senti dentro casa.

varigotti liguria spiaggia turismoLe sere di Luglio ricordo la gente che esce sulla passeggiata, gonne bianche lunghe, bermuda color cachi, bambini in bicicletta, amici dell’estate. Percorrono tutto il lungomare e si infilano dentro al Borgo. La gelateria sulla destra, proprio all’inizio, un taglio alla nutella, un frappè al cioccolato, una coppetta di crema e di nocciola. E si prosegue. Le case illuminate, le porte ai piani terra spalancate, che fa caldo, una sbirciata dentro, le mattonelle azzurre e gli angoli cottura. E poi bambini e mercatini, piccoli oggetti improbabili stesi su vecchi lenzuoli, mamma per favore quale posso usare stasera? E poi la musica dal vivo. La Piazza dei pescatori. Il baretto di legno scuro, una birra fredda in mano, le panchine di pietra sul molo. E la stellata. Due braccia che ti avvolgono. I lumini? Una volta al mese: candeline galleggianti affidate al mare. E il dieci Agosto i fuochi di San Lorenzo, patrono del paese.

Basta poco, vedi? Non sono stata via davvero.

Si ringrazia Officina Letteraria, Genova.

Commenti 3

  1. …Varigotti, quanti ricordi d’infanzia e giovinezza! Li ho risentiti vivi e pungenti sulla pelle, vivi come il mare e il vento, pungenti come i sassi del bagnasciuga…….ricordi bellissimi che sono riaffiorati leggendo il bellissimo racconto.

  2. Con il racconto mi sono ritrovata come per magia a Varigotti, a vivere la sua essenzialità , i suoi ritmi lenti e il distacco salutare dalla frenesia della città per riappropriarsi del mare e del rapporto con sé stessi, e basta! COMPLIMENTI per l efficacia della descrizione che viene dal cuore ! La tua prima lettrice.

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