Apricale che non direste

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A volte i problemi che dobbiamo risolvere sono più semplici di quanto pensiamo e le soluzioni ci vengono in mente così, tornando a casa in bicicletta, lì sotto il casco, dove – non lo direste – ancora qualcosa si muove.

Come si fa a scrivere, mi domandavo, di una domenica mancata, di una gita saltata per mancanza di tempo? Come si può parlare di un giro in bicicletta che avrei tanto voluto fare, ma niente, non l’ho fatto, è rimasto sulla cartina per cause di forza maggiore? Si usa il condizionale! Che lingua onesta, l’Italiano: ti permette di viaggiare in un tempo parallelo, un tempo possibile che non è mai stato, senza bisogno di mentire.

Che lingua onesta, l’Italiano: ti permette di viaggiare in un tempo parallelo, un tempo possibile che non è mai stato, senza bisogno di mentire.

apricale paesaggio salita liguria ponente turismoAllora ve lo devo proprio dire: ci sarei andata ad Apricale in bicicletta! Che giornata meravigliosa sarebbe stata!

Anche perché io Apricale l’ho vista due volte, e ogni volta sotto la pioggia o quasi, perciò nella mia gita al condizionale voglio un bel sole, grazie, temperatura primaverile, diciamo 15°C in piano e 12°C quando affronto le salite, visto che posso scegliere, poi anche “la gamba”, come si dice in gergo, e perché no? un completino tecnico fluo che fascia ma non segna (perché, è chiaro, ho cinque chili di meno, persi tutti dai fianchi, come nella migliore tradizione fantascientifica).

Sarei scesa dal mio treno a Ventimiglia e avrei imboccato senza esitazionila SP64. Per essere una strada provinciale, quella che porta ad Apricale è davvero graziosa, si inerpica nel verde seguendo il corso del torrente Nervia.

dolceacqua ponte turismo liguriaPer prima si incontra Dolceacqua, con il suo ponte che è “un gioiello di leggerezza”, come lo definì Claude Monet, quando gli capitò di passare di qui nel 1884.

S’intende che, arrivata a Dolceacqua, avrei fatto una pausa per andare a vedere il Castello e per entrare nella Chiesa di S. Antonio a vedere il polittico di Ludovico Brea. Avrei anche bevuto un bicchiere di Rossese, perché se nella vita reale basta un aperitivo per farmi scendere dalla bici e iniziare a spingere, nelle mie gite al condizionale posso bere vino rosso come succo d’ananas e ripartire col sorriso. Qualche foto al ponte e mi sarei rimessa in sella.

Da Dolceacqua a Isolabona sono circa tre chilometri e mezzo, ma si inizia a salire, per poi affrontare il bel dislivello finale. Apricale spunta all’orizzonte, si affaccia dietro le curve come un’allucinazione da calo glicemico, eppure con la forza di un sogno fatto di pietra.

gatto ponente liguria apricaleChe lo avviciniate in macchina, in bus o in bicicletta, il borgo di case sembra un unico blocco, una creatura di sassi scappata da un libro illustrato, tanto che non vi stupireste, col maltempo, di veder svolazzare streghe violette attorno ai suoi tetti.

Apricale mi piace per questo. Perché è uno di quei luoghi sospesi tra presente e passato, tra realtà e leggenda, dove persino i gatti sembrano nascondere un segreto.

Ad Apricale gli arcobaleni sono almeno doppi, le cassette della posta sono le seconde case di facoltose famiglie di gnomi e non c’è tegola, vicolo stretto o persiana che non vi dia l’impressione di racchiudere una storia.

Da quando venne fondato il borgo nel X secolo, lo stesso periodo in cui i conti di Ventimiglia eressero il Castello della Lucertola, non sembra trascorso poi molto tempo.

campanile apricale bicicletta liguriaSi avvicendarono al potere famiglie diverse e invasori, generazioni anche molto lontane di apricalesi abitarono le stesse case; gatti, figli di gatti, e di gatti, e di gatti ancora, divennero i padroni indiscussi dei tetti e delle strade, senza che un solo segno, una sola ombra sghemba tradisse il passare degli anni.

Ci sarebbe stata, ad aspettarmi, la bici sul campanile della Chiesa. La forza della non gravità, l’ha chiamata l’artista Sergio Bianco, e gli apricalesi l’hanno lasciata lì, perché la forza del desiderio, la sfida del viaggio, il sogno del tuffo al contrario, son tutte cose che non si discutono, che non si tirano giù dai campanili.

Mi sarei mangiata anche le pansarole se fossi andata ad Apricale, per chi mi avete presa? Per una sportiva? Pansarole e zabaione!

Che bella giornata sarebbe stata, ad Apricale, in bicicletta, nella mia tutina fluo, gli gnomi alle finestre e i richiami striduli delle streghe sui tetti!

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