La bici, il bigo e il bruzzu

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Voi cosa fate di domenica? A me piace passarla nell’ozio più completo: d’inverno fa freddo, e d’estate vuoi mica andare al mare con tutta la gente che c’è? Lo so, lo so, siamo su un sito che promuove il turismo e questo non sembra un grande inizio. Tre o quattro volte all’anno vengo colta da un’inspiegabile frenesia. Mi vesto sportiva, recupero la mia bicicletta, Fagiolina, e vado a fare una gita. Un paio di settimane fa ne ho fatta una. Al Porto Antico. No, non ve lo dico dove abito! Se no subito vi mettereste a malignare!Sai che gita! Sai che sforzo!

Comunque, prendo Fagiolina e sfreccio verso il centro. Sfreccio, sfreccio, avete poco da dire! Con quel fascino un po’ così – esotico – di Melina Riccio, ma sfreccio !

porto antico genova bigoNonostante io viva a Genova da molti anni non sono mai salita sul Bigo. Principalmente per due ragioni: la prima è che son pigra; la seconda è che soffro di vertigini. Ah, c’è anche una terza ragione, perché spendere dei soldi quando dal Bigo si vede più o meno lo stesso panorama che si vede dal padiglione Millo ( quello rosa che ospita una bella libreria e il supermercato di alti cibi :)? Non lo so! Ma per una volta crepi l’avarizia. Per quelli che non sono di Genova, il Bigo è un ascensore panoramico simile alle gru che si usavano in porto per scaricare e caricare le merci dalle navi. È stato progettato da Renzo Piano per le Colombiadi del 1992.

Impiego circa venticinque minuti da casa mia al centro, la mia velocità di crociera è notevolmente rallentata dai pedoni che devo continuamente schivare sui marciapiedi. E se vi state chiedendo perché non pedali sulla strada, la risposta è la seguente: non voglio diventare una frittella sotto le ruote del 18! Quindi, se posso evito la strada.

Consigli pedonali per gli amici pedoni, autoctoni e non:

  • Non siete i soli esseri viventi su questa terra, è dura da accettare ma è cosi.
  • Il campanello delle bici non è uno strumento musicale, vi avvisa che dietro di voi sta arrivando qualcuno.
  • I bambini si tengono per mano.
  • Se state passeggiando in via San Vincenzo e il cane che tenete al guinzaglio è in via Venti non è una buona cosa.
  • Se siete vecchi, zoppi, pensierosi, o tutte e tre le cose, non ciondolate nel mezzo del marciapiede, fate come i gatti, camminate rasente i muri.

Arrivo al Bigo e dopo qualche attimo di titubanza decido di acquistare un biglietto. Si sale. Mi gira la testa per le vertigini. Una voce metallica descrive le bellezze di Genova, ma io non riesco a sentirla. E non mi resta niente altro da fare che concentrarmi su di lei, su Genova: sul mare, sui tetti, sulla sopraelevata con le macchine che sembrano quelle delle piste da corsa dei bambini. Le colline sono a un tocco, così la Lanterna: se allungo il dito posso toccarne la punta. È tutto bellissimo. Le vertigini passano quando stiamo tornando a terra, e dal basso, per un attimo mi dispiace di non essere più lassù.

porto antico genova bigoPer riprendermi dalle fatiche pomeridiane decido di andare a fare un giro da Eataly . Mentre guardo estasiata le patate viola, le carote blu e la cicoria arcobaleno, un signore che sembra uno zampognaro di Natale si avvicina a me, e mi mette in mano una confezione del suo formaggio. Mi spiega, con un marcato accento ponentino e qualche parola in dialetto, che si chiama Bruzzu, il formaggio, non lui, lo zampognaro. Lo fanno le sue pecore, e, oltre ad essere biologico, è anche buonissimo. Mi ritrovo alla cassa con questo formaggio sconosciuto tra le mani. Sono facilmente influenzabile e fatico a dire di no. Devo lavorarci su, lo so.

Il Bruzzu è un formaggio cremoso, ricavato dal siero di latte ovino riscaldato a 70° – 90°, e fatto fermentare. Un tempo i pastori aggiungevano grappa o vino. Ha un sapore piccantino che sta benissimo come condimento per la pasta o anche spalmato sul pane con due fette di pomodoro. È prodotto a Triora, paese di streghe, e nelle zone vicine ( Molino di Triora, e Cosio D’arroscia). Secondo me, ha un che di magico.

Così a fine pomeriggio pedalo fino a casa, mi faccio una doccia e mi cucino le trofie con il Bruzzu, i pomodori secchi e due foglie di basilico, come mi aveva detto il mio amico zampognaro, e sono felice. La felicità delle piccole cose, così piccole che c’è il rischio di perderle.

Alla prossima gita.

Commenti 1

  1. Io adoro ‘u bruzzu’, a dimenticavo di dire che sono di Sanremo, ora vivo in Toscana, ma quando torno dalla mamma lo cerco sempre. Per anni non l’avevo più ritrovato, era difficile trovare chi lo facesse ancora, ma adesso sta cominciando a cambiare, meglio. Ora lo fanno anche a Ceriana e si trova al mercatino dei prodotti Bio e a km.0 che fanno vicino al Morgana. Ad ogni modo da quel che ne so si fa dalla ricotta. E pensare che quando mi rimaneva per troppi giorni la buttavo!
    Anch’io sono stata sul Bigo e anch’io soffro di vertigini e mi hanno dovuto pregare per andarci, ma mi è piaciuto moltissimo e quando torno a Genova ci vado di nuovo.
    Proverò anche la ricetta delle trofie, mi sembra golosa! Grazie

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