I capelli che sanno di vento

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Che cosa fa dello spostarsi un viaggio? E una gita da un tragitto, come si distingue?

bici bicicletta porto anticoIo lo so che passo per matta, ma al lavoro ci vado in bicicletta perché mi sembra di mettere un po’ di vacanza nelle mie giornate.

Certo la meta fa la differenza, ma come ci insegna Kavafis nella sua poesia più nota – quella che forse avete sul frigorifero perché ormai ci hanno fatto la calamita: Itaca ti avrà dato il viaggio. Che parafrasando, con molta licenza e buona pace del poeta, vale a dire: che importa se sto andando al lavoro, quando intanto prendo il sole, quando Bobby McFerrin mi abita la testa – don’t worry be happy don’t worry be happy – e canta solo per me, che attraverso la Val Bisagno in bicicletta?

Proust, aforista da frigo pure lui, poveraccio, sottolinea che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Perciò, scusate tanto, ma io mi sento autorizzata.

Saluto il gatto, indosso occhi nuovi ed esco.

Il primissimo tratto di strada è una creuza, che percorro in discesa reggendo la bici con le braccia. Le creuze mi piacciono perché sono ciò che resta di un tempo in cui le strade carrabili erano poche, in cui si andava a Genova a piedi, come diceva mio nonno, che pure abitava a Genova, ma vicino ai monti, e si considerava per questo più contadino che cittadino. Era un tempo in cui le distanze contavano ancora qualcosa. Oggi la propulsione facile ci ha inebetiti.

genova bici bicicletta de ferrariIl primo chilometro di strada è in discesa e ha una bella pendenza: mi piace farlo senza toccare i freni, in modo che il vento mi allarghi un sorriso sulla faccia. A seconda della stagione, sulle colline di fronte ci sono ginestre, oppure nebbia, oppure alberi verdi.

Dopo, la discesa, il lungo Bisagno. D’accordo, il lungo Senna è un’altra storia, non mi metterò a poetare sulle chiare e fresche acque del Bisagno. Però, lasciatemelo dire: specialmente quando la città è silenziosa, il sabato mattina per esempio, sentire il rumore dell’acqua quando attraverso il ponte di Staglieno, un rumore che è ancora naturale, mi conforta. Provate a campionarli, i rumori naturali della vostra giornata: sono pochissimi. E se andate al lavoro in auto o in bus sono ancora meno, perché non riuscite a sentirli. A me piace farne scorta.

foglie autunno caduteIl mio viaggio quotidiano prosegue lungo una via alberata. I platani cambiano la qualità della strada al variare delle stagioni, mettendo sotto le vostre ruote ora foglie, ora frutti rotondi, ora ombre. È bello sentirli frusciare, le foglie fanno un rumore di carta che non direste, come uno scrittore insoddisfatto che accartoccia una pagina. Una volta me ne è caduta una dritta in un occhio. Una foglia, intendo. Mi ha fatto malissimo, così imparo a vedere poesia dappertutto.

Passo per Piazza Colombo e mi trovo in via XX Settembre, ormai arrivata a destinazione.

Se ho ancora un po’ di tempo, faccio un giro attorno alla fontana di Piazza de Ferrari.

Ho deciso che un giorno o l’altro girerò attorno alla fontana una, due, dieci volte, come quel gioco in cui si ripete una parola, sempre più veloce, fino a che ci sembra che abbia perso il suo senso, che sia diventata una parola nuova.

Se ho fatto una gita o un tragitto? Non saprei.

Di sicuro sono arrivata al lavoro con i capelli che sanno di vento.

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