L’ufficio di Manarola

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Mi affaccio alla finestra dell’ufficio, a Manarola.

Un mare fermo, appena imbiancato da un leggero vento rafficato, con colori nitidi, vedeva, quasi all’orizzonte, mezzo sole appoggiato sulla linea del cielo. Sulla destra, sullo sfondo, la punta slanciata verso il cielo del Monviso e, sulla sua destra, la mia sinistra, le Alpi innevate fino ad arrivare alle Marittime verso la Provenza.

Poi, arrivato a piedi nella parte alta del paese, dal piazzale della chiesa si stagliano le statue del presepe di Mario, che copre l’intera collina delle Tre Croci. Da lì, percorrendo in auto la strada provinciale si apre lo scenario. La Corsica con il dito quasi staccato dal resto dell’ isola avvolta da un rosso fuoco e brillante intaglia i confini fisici come su una carta geografica politica. A sinistra, verso levante, molto più nitide e vicine a noi, le isole dell’arcipelago toscano. Una più alta e tozza, l’altra più ampia e schiacciata.  Sempre a seguire, due o tre navi con le luci accese e ancora le creste a ridosso della Versilia.

Continuo la percorrenza in auto nel verde smeraldo e nel lucido marrone autunnale e sulla mia destra i borghi incantati di Tramonti. Galleria di Biassa, luce immediatamente più soffusa e dall’azzurro del cielo, ecco spuntare le bianche vette innevate dell’Appennino, e poi le Alpi, quotidianamente bianche. In basso un mare placato in una splendida insenatura delimitato da Lerici, con la vicina Toscana sullo sfondo, e dalle insenature del ponente, verso Portovenere. In mezzo un lenzuolo calmo reso vivo dalle imbarcazioni che si spostano sospese sulle acque. Sullo sfondo, il blu delle quinte che chiudono il teatro.

Ma dove abbiamo la fortuna di abitare?

 

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