Sopraelevata: il mare all’improvviso

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È quasi soprannaturale ma, non effetto allucinatorio, sbucare dalla barriera di Genova ovest dopo i tornanti della Serravalle, originario tratto, quello in discesa, direzione sud, della fu Camionabile del Duce, presumo immutata nel suo vorticare giù dai Giovi. Lo sai, il mare è lì, lo aneli ma, non si concede, se non d’improvviso.

Casello, pedaggio, mille metri o, poco più, tre opzioni: a destra, a sinistra, al centro.

Prendi a sinistra e trattieni il fiato. “Sopraelevata” e, sul mare, ti ritrovi sospeso. Uno schiaffo. Turbamento che si rinnova. Non puoi evitare di volgere il capo e guardare il deserto al di là del quale andare a conquistare il futuro, come dice Renzo Piano, figlio di Genova, perché la vince sempre il mare, il mare e il cielo.

incrocio-uscita-Genova-OvestL’orizzonte è il punto di fuoco dell’inquadratura e il particolare soccombe, ogni volta, non c’è verso. Il tempo minimo concesso alla visione è determinato dall’obbligo dei sessanta all’ora e il tracciato si snoda per sei chilometri.

Vedi tu: se vuoi puoi rallentare e prolungare il piacere. Per molti è uno scempio ma solo coloro che la osservano dal basso possono sostenerlo. Non hanno torto. Io stesso estirperei uno a uno i duecento pilastri affondati nella carne della città come denti cariati. Se fossi di sotto.

Se sei lassù, è meraviglia, ancora più tale perché contraddittoria, paradossale, incongrua.

La sopraelevata ti trasforma in complice, costringe al peccato perché ciò che ti regala ha brutte radici, non c’è dubbio, ma sviluppo stupefacente. Una liana, tesa, tra ponente e levante. Solo così ha senso percorrerla. È l’estensione di Bocca di Rosa, o della bambina con gli occhi grigi come la strada, emancipazione dal suo abbraccio, compimento della passione. E, se vai dritto, percorso il declivio che la conclude, il mare sempre a destra, arrivi a Sant’Ilario, dove lei un giorno arrivò, non certo con missionaria vocazione. E ti sembra di andar lontano. Ottimo punto di partenza per “la conquista del futuro”, no?

Si ringrazia Officina Letteraria, Genova
Si ringrazia Sergio Ontano per l’immagine di copertina.

Commenti 7

  1. Emozioni regalate, realistiche e vere per l’interpretazione di una sopraelevata che indubbiamente regala al turista tutta la vista mare…. ma anche la vista monte perchè Genova è bella anche a monte, abbarbicata sulle prime alture dell’Appennino Ligure ! Noi che l’amiamo non ne potremmo più fare a meno, rimarrebbe un vuoto. Bravo !!!! :)

  2. gradevole. bello il paragone ai denti cariati….. guardando la foto non si può fare a meno di vederli…
    se dovessi tornare a Genova, sarà impossibile non ricordare le tue sensazioni e quindi farle mie.

  3. Coinvolgente, emozionante, realistico.
    Aggiungerei una mia suggestione di provinciale approdata alla metropoli: il rovescio della medaglia. Il percorrere la sopraelevata nell’altro senso, all’imbrunire, lasciandoci rapire dalle vite degli altri, illuminate dentro le finestre che si affacciano da Caricamento a Principe.
    E allora altri mondi, altri colori, quelli delle terre che vivono a Genova. Terre lontane che sanno di esilio, di voglia di casa e di resistenza per un futuro migliore.
    E poi il nostro voyeurismo sordidamente soddisfatto spiando momenti di vita ignari di tanta popolarità.

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