Cinque Terre, pensieri e… parole (in-consuete) in libertà

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Non è facile partire da qualche parte e scrivere qualcosa di non banale. È il rischio che si corre quando si è impegnati nella descrizione di qualcosa di bello. Che sia una cosa o una persona, un’immagine o un profumo, una sensazione o un sospiro di un neonato (o il soffio di un delfino). Si corre in rischio, anzi, si ha la certezza, di banalizzare. Molto più facile scrivere bene su qualche brutto argomento, triste o cupo.

cinque terre vendemmia paesaggioMa io ci provo. E dico che ho del c..o. Nel senso che sono fortunato. Sono fortunato perché ogni mattina percorro, con il sole rigorosamente di spalle, estate o inverno, la via che collega il mondo alle Cinque Terre. O che le rende isolate. Con il sole di spalle si possono vedere i colori del mare e della terra che, mattina dopo mattina, non sono mai uguali. Come lo stesso mare non è mai uguale. Come le stesse foglie delle viti non sono mai uguali. Variano se cambia il vento o se è la pagina inferiore, quella esposta allo sguardo. Se è piena estate o, come ora, quasi periodo di vendemmia, estate asciutta o appena bagnata. E se anche, quasi per sbaglio, una mattina avessi davanti le stesse immagini con gli stessi colori, ebbene, potrebbe essere rese diverse dallo sguardo e l’umore.

Sono fortunato perché il mio lavoro è, anche, provare a costruire e comunicare il territorio. Qualche volta smussare qualche angolo o affrontare qualche situazione complicata e altre volte poter guardare negli occhi chi ha il compito di scrivere e descrivere ciò che è anche parte di noi.

Ogni mattina, prima di arrivare in ufficio, vista mare e treni che scorrono, ho la possibilità di parlare e confrontarmi, ascoltare o farmi ascoltare, da persone che il territorio lo vivono come me (e forse più di me). Turisti e abitanti che si svegliano già alla mattina con la possibilità di vedere un panorama incredibile e sentire profumi unici. Il profumo della fatica dell’ uomo che ha plasmato un territorio come il proprio carattere e come i propri caratteri somatici. Qualche volta magari duro, sia il lineamento del viso o il carattere. Qualche volta non bello ma sempre vero.

Posso scendere le scale che arrivano fino a Tramonti e raccontare, aggiungendo qualche particolare o dimenticandone altri, le “leggende” dei nonni e dei vecchi, i vecchi amici dei nonni, miei primi amici. Ricordare proprietà di appezzamenti di terreni indivisi poco più grandi che fazzoletti (e oggi abbandonati).

Conoscere persone che, molto spesso o qualche volta, diventano amici. O l’amore della vita.

E poi sono fortunato perché il mio lavoro è scrivere e parlare. Parlare e confrontarsi, raccontare e studiare. Leggere e inventare. Guardare le statistiche sugli accessi sui siti o “giocare” con facebook o twitter. Carpire in anticipo informazioni guadando i fondi del caffè delle provenienze degli accessi unici sui siti di riferimento, fare esperimenti comunicativi, far conoscere le iniziative e la filosofia territoriale inviando comunicazioni tramite newsletter e aver la possibilità di conoscere colleghi ben più bravi ed esperti.
Sperimentare. Come quando i nostri giovani si divertono a coltivare e produrre il vino o quando i nostri anziani passano il proprio tempo a insegnare come si fa lo Schiacchetrà. Rigorosamente maiuscolo, con o senza doppie. La gioia di vedere il proprio nome sull’etichetta, leggere un articolo sulla stampa estera dove ci sono foto delle vigne dall’alto della Via dei Santuari e incomprensibili parole o fare un assist sotto la curva dei tifosi della propria squadra.

Come se un amante dello sport che preferisce fosse costretto a farlo per contratto quando ci sono persone che pagano per poter giocare.

Ho del c..o perché mi affaccio alla finestra e vedo quanto è profondo il mare.
Quasi fino alla Corsica.

Commenti 3

  1. Mentre leggevo l’articolo mi sono trovata immersa nei luoghi che venivano descritti .Amo molto questi posti ,li frequento da piu’di 20 anni .Con la mia famiglia piu’volte all’anno vengo alle 5terre ed ogni volta cerchiamo di scoprire posti nuovi ,scorci mai visti oppure visti e rivisti ed ogni volta la bellezza del mare ,dei paesi,della natura ci sorprende.

  2. Io emiliana che vive a Roma da più di dieci anni, da trent’anni frequento il levante ligure che amo tantissimo. Trovo che in queste zone ci siano dei veri e propri gioielli, degli angoli di pura poesia, luoghi meravigliosi che ogni volta che ci torno mi emozionano tantissimo.

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