Tesori inaspettati a Pieve di Teco

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Vi è mai capitato di cercare una cosa e trovarne un’altra ancora più intrigante?

A me ogni tanto capita.

L’ultima volta è stato a Pieve di Teco, crocevia storico, culturale e commerciale sin dai tempi dei primordi della Liguria. Avevo deciso di far visita a Michela, un’amica imperiese amante della natura che si è trasferita lì in mezzo al verde, anche se per lavorare deve fare circa trenta chilometri in macchina.

soldatini di piomboArrivo poco prima delle 11:00 e scopro che quella domenica, l’ultima del mese, c’era il Mercatino dell’antiquariato: i banchi non erano ancor molti, rispetto alle altre edizioni: forse per il periodo festivo (si era vicini al Capodanno). I turisti sarebbero arrivati probabilmente intorno a mezzogiorno per pranzare nei ristoranti e avrebbero iniziato a girare nel pomeriggio. Iniziamo ad aggirarci tra le bancarelle, e sembra di entrare nei ripostigli delle vecchie favole: un vecchio baule che sembra appena portato via a Capitan Uncino, i soldatini di piombo che sembra aspettino la notte per uscire dalle loro scatole e cercare gli altri giocattoli (chissà se uno di loro trovera’ mai la ballerina di carta), il violino magico del servo del contadino, che faceva ballare chiunque lo ascoltasse.

capt-AchabMa anche personaggi curiosi: in fondo ai portici c’è una bottega che vende oggetti antichi e modernariato: il proprietario, un vecchio lupo di mare, sembra quasi il Capitano Achab che,ritiratosi dai violenti colpi di mare e di coda della balena bianca, ha deciso di aprire una bottega dove rivendere tutti i suoi cimeli di vita da marinaio:

In questo mercatino si trova proprio di tutto!
Alla fine del percorso ci fermiamo a mangiare qualcosa e dopo un bel pranzetto a base di carne innaffiato con Rossese di Dolceacqua, portiamo con noi la bellissima cagnetta Fiaba in esplorazione.

Michela mi parla del percorso di LandArt, che si trova lungo il sentiero per la Madonna dei Fanghi: sono curiosa e andiamo a vederlo.
Qualche passo in salita e ci troviamo di fronte ad una specie di porta fatta di canne e foglie: sembra di entrare nel paese dei folletti!

L’ingresso del sentiero si snoda tra verde e rocce.

Più avanti spunta dal verde una spirale appoggiata a terra, ancora oltre c’è un sole sospeso e per ultimi una ragnatela fatta di corda con alcune gocce di rugiada in vetro dietro la quale spunta  ancora un ragno. Tutto è costruito con e su rami d’albero:  Sembra quasi che i genietti della natura si siano divertiti a giocare con lei, costruendo queste strutture e simboli!

 Rifacciamo il percorso in senso contrario, e guardando bene tra le foglie scorgiamo non solo tronchi coperti da licheni, ma anche rami di bacche rose che colorano il bosco e le prime violette che punteggiano il verde e le pietre sul nostro percorso:

Di ritorno verso il paese  prendiamo la strada provinciale  e arriviamo ad  una chiesa dal campanile a cuspide con l’ingresso laterale, tipica di queste valli: entro e non credo ai miei occhi. Non si tratta della classica chiesona barocca, ma di una bellissima chiesa romanico gotica, ora sconsacrata, dalle linee eleganti e flessuose e capitelli ben conservati che ricorda molto alcune chiese genovesi e che ora ospita alcuni dipinti sacri, in attesa di essere classificati dalla Sovrintendenza alle Belle Arti.

solewebLa ragazza che si trova all’interno e che si occupa momentaneamente di tenere aperta la chiesa durante le giornate festive ci racconta brevemente che risale al 1370, contiene ancora alcuni affreschi che si sta cercando di recuperare e all’interno sono stati esposti quadri prelevati da alcune chiese del paese in quanto questa, che è la chiesa di Santa Maria della Ripa, diventerà il Museo del Sacro. Sarebbe magnifica anche per dei concerti: al suo interno c’è una sonorità incredibile…

Nella chiesa è conservata anche una bellissima ultima cena del Piola, che si dice sia stata sfrattata dall’oratorio perchè non conforme ai dettami dei vangel…

Il dipinto è bellissimo, nonostante l’illuminazione lasci a desiderare.

Il nome Santa Maria della Ripa viene proprio dal fatto che si trova  sulla riva dell’Arroscia e scendendo una scaletta a chiocciola situata a strapiompo sul fiume  si arriva nella cripta dei Flagellanti, ora  abbandonata,  e dove resta solo un altare anch’esso purtroppo ridotto a rudere.  Ci auguriamo che presto anche questa venga restaurata nei modi più consoni.

Attraversiamo la strada e torniamo verso l’interno del paese. Passando attraverso il mercatino e le vie interne  andiamo verso la piazza del comune costeggiando  il SAACS, Spazio Aggregativo d’Arte Cultura e Storia, ex caserma trasformata in sala mostre.

Voltando l’angolo, mi rendo conto che mi trovo di fronte a quello che da almeno da un paio di anni mi chiedevo dove fosse: Il Museo delle Maschere di Ubaga, rappresentazioni delle divinità facenti parte del culto del Bego:  ll culto del Bego è un culto animistico che veniva praticato dagli antichi Liguri del neolitico che abitavano sulle pendici del Monte Bego, nella valle delle Meraviglie, considerato  a tutti gli effetti un Monte Sacro. Lì furono trovate incisioni che raffiguravano delle loro divinità, che erano poi quelle di tutti i popoli primitivi, cioè gli elementi naturali,  gli aspetti demoniaci o magici dell’universo, le loro paure inconsce o speranze dell’uomo.

Queste sono state raffigurate ora da artisti contemporanei e sono ospitate nel Museo delle Maschere di Ubaga.

Tra gli artisti che hanno ripreso queste divinità , che si dividevano in ostili e propizie, ve ne sono anche di importanti, come Enrico Baj, Aurelio Carminati, Emanuele Luzzati, solo per fare qualche nome.

Nella foto qui sotto possiamo vedere da sinistra: Maimà di Piergiorgio Colombara, Dussulina di Jean-Claude Lemalin, Mai Grande di Bruno Ceccobelli e Rafè di Conti di Emanuele Luzzati.

Maimà è la feroce regina delle Streghe: presiedeva i sabba nella bolgia del lago del Basto, in Valmasca, dove si davano convegno tutte le streghe delle vallate liguri  ed è il simbolo della superstizione che si accompagna all’ignoranza, mentre Dussulina è la Venere di Ubaga, simbolo della donna afrodisiaca e seduttrice:  sfrenata nelle passioni, impudente nelle provocazioni, è figlia del progresso che avanza e della società patriarcale che declina.

Mai Grande è la “Grande Madre”, la custode dell’esistenza,  della famiglia e della religiosità.  Rappresenta anche la “Matriarca”, che con la sua autorità ispira e guida l’uomo nelle scelte e decisioni fondamentali della vita. Rafè di Conti invece è  il potente  avido e sciocco, afflitto da manie di grandezza. Disumano e crudele, provava piacere a sconvolgere la tranquilla vita patriarcale e a opprimere i più deboli

Baigorix invece è la  maschera positiva per eccellenza: rappresenta la montagna sacra del Bego.
I pastori liguri hanno raffigurato nelle “Corna Taurine”, che compaiono in più di una civiltà dell’epoca, l’essenza vitale di Baigorix, simbolo che costituisce il più antico motivo della comunione etnico-spirituale dei popoli mediterranei.  Questo museo è un vero gioiello, che riesce a fondere l’arte moderna con lo spirito dell’antico.

Se volete scoprire piccoli tesori nascosti nel nostro entroterra, vi suggerisco di non perdervi una visita a a Pieve di Teco, cittadina dell’entroterra Ingauno.

Un’ultima cosa non vi ho detto: qui, tra l’altro, potrete  visitare e assistere a spettacoli nel teatro più piccolo del mondo, il Teatro Salvini, che rivaleggia per questo titolo solamente con un altro teatro sito in provincia di Lucca.

A volte le cose più particolari si trovano a un passo dal nostro cortile, e non ce ne accorgiamo. Forse ha ragione il Piccolo Principe: bisogna veramente avere occhi per vedere e cuore per sentire perchè l’essenziale è invisibile agli occhi…

Uno spirito libero come me non poteva che vivere in Liguria: un abbraccio tra monti e mare e…

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