«Genova fin de siecle, era bellissima…come oggi.» Firmato Albert Einstein

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«Dove mi trovo adesso le cose si vedono in maniera particolare, con quella serenità che voi non vi potete permettere. Sapete, tutto è relativo; tutto dipende dal punto di vista con il quale si osservano le cose. E vi assicuro che di relatività me ne intendo abbastanza. Mi voglio presentare. Mi chiamo Albert e vi voglio raccontare di un viaggio che ho fatto tanto tempo fa e che non ho mai dimenticato. Un viaggio che mi ha portato fino a Genova, valicando l’Appennino attraverso la Val Trebbia.

Un viaggio che ho fatto a piedi.

giovane albert einsteinNon vi deve sorprendere che abbia camminato tanto: all’epoca non era un fatto inusuale. E poi avevo 16 anni e tanta forza in corpo. E tanta voglia di viaggiare. In realtà quando ho impacchettato compasso e violino e ho lasciato Monaco, in quello che poi sarebbe stato chiamato “fin de siecle”, era per raggiungere la mia famiglia che si era trasferita a Pavia. Era primavera e mio padre Herman, si era trasferito in Italia l’anno prima in cerca di fortuna. Mio padre – vi debbo confidare – non prese molto bene la fuga da Monaco e poi ero appena stato bocciato all’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo.

Non per raccontarvi i fatti miei, ma quella bocciatura mi fece davvero male. Mi avevano detto che non ero bravo a studiare che non sarei mai diventato un genio… Mah. Comunque una volta raggiunta la città di Pavia, mi è venuta la voglia di mare. Non avevo mai visto il Mediterraneo e così sono partito per Genova dove ho raggiunto la casa di mio zio Jacob Koch. Attraversare la Val Trebbia, andare su e giù per quelle strade, ammirare le fioriture era stato bellissimo. Arrivare a Genova è stata un’emozione. Che città stupenda. Se la conoscete potete essere d’accordo con me. Sennò posso solo consigliarvi di visitarla. Magari non a piedi.

piazza delle oche genovaIo ricordo benissimo il centro storico, che so bene non essere cambiato. Stavo in una piazzetta. Credo che si chiami ancora piazza delle Oche, dove mio zio, mercante di grano all’ingrosso, aveva il suo ufficio. Per mesi ho visitato i monumenti di Genova. La fantastica strada Nuova. A due passi da casa c’era una pasticceria stupefacente con una cornucopia di marmo come insegna: mi sono fatto delle scorpacciate uniche. E poi San Lorenzo, la cattedrale, la gente di quelli che voi chiamate “caroggi”. Ho anche conosciuto alcune persone simpatiche come Ernestina Marangoni, alla quale poi ho continuato a scrivere quando sono diventato più grande. Con gli zii ho visto anche la riviera, le spiagge. Insomma sono stati mesi indimenticabili e mi dispiace solo non essere mai più tornato. La mia vita – devo essere sincero – mi ha dato grandi soddisfazioni e sono anche diventato famoso. Ma Genova, anche adesso, guardando il mondo con un certo distacco, quella vacanza non la dimentico. Per questo ho tenuto da parte queste foto».

I mesi felici del mio soggiorno in Italia sono le più belle ricordanze

Nel 1895 Albert Einstein giunse a Genova dopo aver attraversato a piedi l’Appennino. Soggiornò in casa dello zio in piazza delle Oche. Aveva 16 anni. In una lettera, scritta molti anni dopo a Ernestina Marangoni, il grande fisico ricordava in un italiano incerto: “I mesi felici del mio soggiorno in Italia sono le più belle ricordanze”.

albert einstein

Io e la Liguria: una bella storia. Mi piace vederla, attraversarla di corsa o fermarmi in qualche posto;…

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