Preso in castagna

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Prendete una castagna, guardatela intensamente e poi… Partite. Perché il frutto d’autunno è caduto dall’albero nel suo bel riccio appuntito per arrivare nella vostra padella, ma è anche un’occasione per riscoprire il sapore più antico della Liguria: quello del frutto autunnale, che per secoli è stato la base alimentare della dieta rurale di tutto l’Appennino ligure. Così, con la mia bella castagna tonda in tasca, acquistata al banco del mercato agricolo di piazza De Ferrari, nel cuore della city genovese, sono partito. Per un viaggio all’incontrario. Una sorta di rewind agro turistico, cercando di ripercorrere i passi fatti dalla castagna.

Castagna: il sapore più antico della Liguria.

Castello TorrigliaIntervistando, prima di tutto, il venditore. «Ma sono nostrane? Sa vorrei essere sicuro…» – è la domanda rivolta al “bisagnino”, che toccato nell’orgoglio risponde con burbera simpatia genovese (un sorriso e uno sguardo che fulmina): «E secondo lei da dove vengono? Le ha portate mio cognato questa mattina dalla Val Trebbia. Gorreto per la precisione». Basta questo a farmi decidere. Dopo aver ringraziato il fruttivendolo aver acquistato un altro chiletto di castagne (caso mai dovessi tornare a mani vuote), salgo in auto, metto in moto e parto. E, come volevo, mi rendo conto che la castagna è sempre una buona scusa per fare altre scoperte. In Val Trebbia la strada della castagna inizia a Torriglia dove, nei pressi dell’antico Castello da poco restaurato, si trovano castagneti attrezzati per picnic. Montebruno ospita il museo di Cultura Contadina, allestito nell’ex convento agostiniano del Santuario, che comprende al suo interno diverse sezioni relative a: artigianato del passato, cicli lavorativi in campagna, stalla tipica, cucina in stile contadino, attrezzi e mezzi di trasporto agricolo, antico mulino, esposizione del Sacro in Val Trebbia. Presto – mi dicono – il museo ospiterà anche un’area dedicata alla castagna dove saranno esposte attrezzature ed oggetti in legno di castagno che riguardano le attività di raccolta, lavorazione e trasformazione della castagna.

L’Alta Val Trebbia e i suoi castagneti.

Molto interessante, a Montebruno, è il ponte in pietra a quattro arcate, gioiello architettonico voluto dai Doria per raccordare il paese al suo Santuario. La visita ai castagneti dell’Alta Val Trebbia prosegue nel comune di Fascia dove sono visitabili i boschi attorno a Cassingheno.

Tappa fondamentale di questa valle è il Bosco della Fate, a Fontanigorda, che è indubbiamente il castagneto più significativo da un punto di vista turistico.
A Fontanigorda sono state recuperate alcune vasche turistico – didattiche dove è stato ricreato l’ecosistema fluviale tipico delle valli. A Rovegno si possono visitare due castagneti: il Bosco della Mogliarina che presenta una zona attrezzata per picnic e giochi per bambini ed il Bosco di Annibale, dove la leggenda racconta che si fermò il noto generale cartaginese con i suoi elefanti. La frazione di Casanova conserva un ponte romano sul torrente Pescia ed un antico mulino ancora funzionante. Più in là, verso il Piacentino, si trova il borgo medievale di Gorreto, raro esempio di centro urbano costruito a ferro di cavallo. Da visitare è anche l’antico Castello dei Malaspina che testimonia una dominazione secolare a cui fece seguito quella dei Centurione.

castagna val trebbiaA Gorreto è famosa la sagra della castagna che si svolge ogni anno il primo novembre e che rientra nella manifestazione più ampia di “Viae Fragrantiae”. Gianni Perasso, contadino che cura le sue fasce con attenzione certosina, mi dice che una volta raccolte, le castagne vanno fatte asciugare allargandole sopra una tavola di legno; comunque vanno consumate entro breve tempo perché deperiscono facilmente. «Un ottimo mezzo per conservare le castagne è quello della novena; questa pratica consiste nel mettere i frutti in un recipiente pieno d’acqua a temperatura ambiente. Il primo giorno bisogna rivoltare spesso le castagne per fare venire a galla gli esemplari bacati senza mai cambiare l’acqua» – racconta in perfetto genovese aulico. La conservazione è resa possibile da una leggera fermentazione lattica che si instaura nell’acqua, acidificando di poco i frutti ma in compenso mantenendoli turgidi come il primo giorno di raccolta. Con tutti questi giri e qualche passeggiata, di castagne ne ho raccolte poche.

Ma la giornata è stata splendida. Faccio in tempo a tornare a casa, tirare fuori dal sacchetto le castagne del mercato e prepararle per le caldarroste.

Io e la Liguria: una bella storia. Mi piace vederla, attraversarla di corsa o fermarmi in qualche posto;…

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