“S” come sogno, “S” come Salone

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Sarò anche un sognatore, ma quanto mi piace salire a bordo di una regina del mare e calarmi nei panni di un capitano di lungo corso o in quelli di uno skipper dell’America’s Cup. Per realizzare il mio sogno vado al Salone Nautico di Genova, che non è solo la più grande rassegna nautica del mondo, ma anche un posto molto, ma molto divertente.

Sognare senza scarpe.

Mi tolgo le scarpe (regola fondamentale per salire a bordo) e attendo il mio turno per visitare la prima tall-ship che mi capita a tiro: non c’è molta differenza che si tratti un mega yacht da 50 metri di un’ammiraglia a vela (magari con il ponte principale in legno di tek). Solamente quando ho dato soddisfazione al mio ego marinaro, mi sento appagato e inizio la visita vera e propria. Da aficionado ho i miei pallini: i pontili della Marina Uno al mattino, quando c’è meno gente ed è più facile salire a bordo di qualche mega barca. La focaccia col formaggio di Recco a mezzogiorno per “staccare” senza perdermi il meglio, e poi un tuffo tra i padiglioni coperti compreso quello bellissimo e panoramico di Jean Nouvelle, architetto di chiara fama.

È qui, nel padiglione blu che tanto piace ai gabbiani (a migliaia stazionano sulla copertura), che mi fermo un po’ più a lungo, guardando lontano da una delle terrazze al terzo piano. Verso l’orizzonte, che non appare mai piatto perché ci sono gli alberi delle imbarcazioni all’ormeggio che si muovono bordeggiando a tempo.

Ogni pennone, un metronomo.

È una delle immagini che mi porto sempre dietro: ogni pennone è come un metronomo. Il ritmo non è musicale, ma colorato come l’azzurro del mare. Osservo, e vedere tante formichine, i visitatori più in basso, che vanno e vengono tra moli e pontili, mi dà una sensazione unica. Poi mi tuffo tra i padiglioni, dove ogni metro c’è qualcosa da vedere e da sentire. E quante persone, e quante lingue. Sembra una babele nautica, tra finlandesi che vendono telefonini satellitari, americani con le loro barche da pesca tipo romanzo di Hemingway. Anche se – devo ammetterlo – divento nazionalista quando mi rendo conto che le barche più belle sono sempre quelle italiane. Altro che moda! L’italian style che domina il pianeta è quello del design nautico.

Ma il meglio, me lo tengo poco prima della chiusura del Salone e ve lo consiglio: il sole ottobrino che cala e scolora il cielo al tramonto. Io mi sistemo sempre (lo faccio da qualche anno perché non mi perdo mai un’edizione) nella zona delle barche a vela. L’anno passato ho tenuto per ultima la Comet 100 “Shadow”, un ocean cruiser (si dice così) adatto per crociere e regate, lunga quasi 31 metri e realizzata totalmente in carbonio: non so se ci sarà anche quest’anno. Ma vi posso assicurare che guardare questo veliero con il sole calante e i bagliori tra le vele ammainate è bastato a dare un senso al biglietto che ho pagato. Dopo il tramonto con i cancelli che si chiudono non resta che immergersi verso il cuore di Genova, seguendo la fiumana di visitatori, standisti, proprietari di cantieri.

tramonto fiera del mare salone nautico genova

Genova, oltre il Salone.

C’è un mondo dopo il Salone che si chiama Genova. La città, con i suoi musei aperti, la musica in via Garibaldi, gli eventi open air e i suoi ristorantini nel centro storico o alla Foce, è ammaliante e fa venire voglia di non staccare mai. Per questo, di solito, sballo sempre il programma e al Salone Nautico finisce sempre allo stesso modo: mi fermo un giorno in più. Dopo la notte della movida genovese c’è una nuova alba che mi aspetta per rituffarmi alla Fiera del Mare, tra gommoni, gozzi fatti di legno, strumenti tecnologici e tanti altri sogni da realizzare.

Io e la Liguria: una bella storia. Mi piace vederla, attraversarla di corsa o fermarmi in qualche posto;…

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