Rossese: il vino delle rocce

Inserito da

Il Rossese? Non esiste. O meglio si dovrebbe chiamare in maniera diversa: Roccese.

Come una beffa storica, uno scioglilingua enologico, il vino di Dolceacqua e soprattutto dei dintorni (il paese dove se ne produce di più e dove si trovano le aziende più conosciute è Soldano) ha mutato il suo nome. Diventando qualcosa di più “vinicolo” come appunto il colorato “Rossese”, ma forse di meno vero e genuino. Perché la vecchia denominazione, “Roccese”, custodisce il vero segreto di questo vitigno: essere coltivato in una terra dura, fatta di roccia.

Coltivato sulla roccia

vigne vitigni rossese roccese dolceacquaÈ seguendo l’antico nome, forse celato con un eccesso di pudore, che si può scoprire questo territorio bello e cattivo, dove nei secoli vivere è stata una lotta infinita contro le asperità di una terra selvaggia. Arrivando a Dolceacqua, un presepe fatto con pezzi di storia, toccando Camporosso e salendo fino a Soldano, dove i Guglielmi e gli Anfosso, i Giuncheo e i Cane, continuano a fare a pugni con la natura e con le rocce come facevano i loro trisavoli qualche secolo fa, si capisce perché il Rossese-Roccese sia qualcosa di unico al mondo.

Grandi personaggi per un grande vino

Inevitabile che a godere del suo sapore sia stato un tipo come Napoleone Bonaparte, combattente nato e quindi sentimentalmente vicino ai vignaroli di questa vallata. Fu durante una visita all’antico casato dei Doria, che l’imperatore s’innamorò di questo gioiello da bere: tanto da farsene spedire diversi barili sia a Parigi sia per accompagnare le sue campagne militari in Italia. Non fu il solo. Poco meno di tre secoli prima di lui, anche Papa Paolo III, il Farnese che ebbe il merito religioso di credere nel Concilio di Trento e quello artistico di commissionare a Michelangelo il “Giudizio Universale”, in età avanzata sosteneva che il Roccese gli restituisse vigoria e lo utilizzava “per farci la zuppa nelle ore di tramontana”.

Grandi personaggi per un grande vino. Vale la pena di lasciare a casa pregiudizi e preconcetti per scoprire, magari in epoca di vendemmia cosa sia davvero il Roccese-Rossese. Il frutto della fatica dell’uomo: il contadino che spacca le rocce e pianta la vite, spesso allevandola “ad alberello”, come vuole la tradizione mediterranea, così che la chioma della pianta d’estate ombreggi il piede e, quindi la radice, proteggendoli dai raggi del sole delle ore più calde. Il risultato? Quello che descrive con semplicità Paolo Massobrio, giornalista esperto di enogastronomia, anche lui folgorato dal vino della riviera:

Un grande vino rosso italiano, che a me piace tantissimo. Mi piace perché nelle bottiglie migliori ritrovo quella sapidità che è frutto della Liguria, ed è un vino che ben si accompagna ai piatti delle Terre Intemelie, non solo di carne, ma anche di pesce. Penso al baccalà e allo stoccafisso, ad esempio, che qui sono base per alcune ricette da applausi

Per gli appassionati e i più curiosi, qualche indirizzo è d’obbligo:

Tenuta Giuncheo a Camporosso

www.tenutagiuncheo.it
Tel. +39 0184 288639

Giobatta Mandino Cane a Dolceacqua

Tel. +39 0184 206120

Terre Bianche a Dolceacqua

www.terrebianche.com
Tel. +39 0184 31426

Poggi Dell’elmo a Soldano

Tel. +39 0184 289148

Tenuta Anfosso a Soldano

www.tenutaanfosso.it
Tel. +39 0184 289906

Kà Manciné a Soldano

www.kamancine.it
Tel. +39 0184 289089

Io e la Liguria: una bella storia. Mi piace vederla, attraversarla di corsa o fermarmi in qualche posto;…

Commenti 1

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>